L’energia in Indonesia: presente e prospettive future

sudest asiatico,indonesia,politica,qualità di vita,economia,energia,energia rinnovabili,ambienteL’Indonesia è il principale produttore di energia del sud-est asiatico, ma ne è anche il maggior consumatore. E mentre le politiche in atto incoraggiano la dipendenza dai combustibili fossili, poco viene fatto per aumentare e incoraggiare lo sviluppo di alternative rinnovabili, malgrado le enormi potenzialità offerte dal contesto geografico, come, ad esempio, l’energia geotermica, che potrebbe facilmente coprire circa il 40% del fabbisogno nazionale.

sudest asiatico,indonesia,politica,qualità di vita,economia,energia,energia rinnovabili,ambienteLe politiche attuali – che mancano di consistenza e di sostenibilità nel lungo termine – continueranno a prosciugare le risorse finanziarie e a depauperare il paese. Gli attuali impianti alimentati a carbone, tra l’altro, contraddicono gli impegni presi dal paese per contrastare i cambiamenti climatici e gli altri danni ambientali a essi collegati, come smog e piogge acide.

Il percorso intrapreso per rispondere alla crescente richiesta energetica – l’espansione degli impianti a carbone e la sovvenzione intensa di fonti energetiche “sporche” – non potrà che allontanare l’Indonesia dagli obiettivi fissati per il 2025 in materia di energie rinnovabili.

Secondo il documento sulle Politiche Ecologiche (Green Policy Paper) rilasciato dal ministero delle finanze indonesiano, la crescita del fabbisogno energetico totale, nel paese, è del 7% annuo, principalmente dovuti ai crescenti settori di industria e trasporti e alle maggiori richieste domestiche di un’economia crescente. Buona parte di questo bisogno viene soddisfatto tramite lo sfruttamento di combustibili fossili, principalmente petrolio.

sudest asiatico,indonesia,politica,qualità di vita,economia,energia,energia rinnovabili,ambienteUna delle conseguenze di questa impennata nei consumi è stata che il paese, dal 2004, è diventato un importante importatore sia di greggio, che di prodotti raffinati. In mancanza di nuove fonti domestiche, con la continua crescita della richiesta e con un approccio superficiale, l’Indonesia rischia di trasformarsi in un paese totalmente dipendente dall’importazione di petrolio in meno di vent’anni.

Già oggi i drammatici aumenti nei costi petroliferi hanno colpito duramente le tasche indonesiane: la maggior parte della produzione energetica, infatti, si affida a fonti termiche convenzionali, come il petrolio, il carbone e i gas naturali, mentre meno del 20% deriva da fonti rinnovabili, come quelle idrologiche e geotermali, ad esempio.

Le forniture, tuttavia, sono pesantemente sovvenzionate dallo stato e così, al momento, i clienti pagano l’energia elettrica molto meno del suo costo reale. La statale PLN – l’azienda che fornisce l’energia – tuttavia, deve acquistare al prezzo di mercato, cosa che ha creato un crescente sbilancio.

sudest asiatico,indonesia,politica,qualità di vita,economia,energia,energia rinnovabili,ambienteIn modo analogo, lo stato sovvenziona il costo della benzina, che, sommato al sostegno per l’energia elettrica pesa terribilmente sulle finanze statali: un costo che, per il 2010, è stato stimato attorno ai 9,78 miliardi e che a marzo 2011 aveva già raggiunto i 3,68 miliardi di dollari.

Queste sovvenzioni hanno molteplici e perverse implicazioni economiche: nel 2008 il Ministero di Coordinamento per gli Affari Economici ha ammesso che l’indiscriminato sussidio per il carburante è stato un infelice modo di agevolare il passaggio di ricchezza dai ricchi ai meno abbienti, poiché è il più ricco 40% delle famiglie ad usufruire, di fatto, del 70% dei sussidi. Quasi un terzo della popolazione totale (225 milioni), infatti, non ha accesso all’energia elettrica, in particolare nelle aree più povere e rurali. Scenario peggiorato dal fatto che i sussidi, falsando il reale costo dell’energia e  alleggerendolo di parecchio, incoraggiano l’utilizzo indiscriminato e il conseguente spreco.

Sono molti, infatti, gli studi che dimostrano come le basse tariffe elettriche al consumo e i sussidi scoraggino sia il risparmio energetico che lo sviluppo di alternative efficaci, fattori che sarebbero, invece, spinti e sostenuti dall’adeguamento dei prezzi e dalla rimozione dei sussidi stessi. Secondo alcune fonti, un cambio di approccio di questo genere potrebbe portare a un risparmio energetico tra il 10 e il 30% nei consumi domestici, tra il 10 e il 23% nel settore commerciale e tra il 7 e il 21% nell’industria.

sudest asiatico,indonesia,politica,qualità di vita,economia,energia,energia rinnovabili,ambienteIl denaro così risparmiato potrebbe essere usato per sostenere investimenti nello sviluppo di energie rinnovabili, riportando, così la nazione – tra l’altro – sul percorso prestabilito in questo ambito.

Ancora una volta è un approccio populista a rendere difficili le riforme: è evidente che per molti cittadini indonesiani l’idea di pagare di più per elettricità, carburante e servizi ad essi legati sia semplicemente detestabile.

Negli ultimi dieci anni, il governo è riuscito a introdurre alcune restrizioni a queste politiche sussidiarie, tuttavia la questione continua a essere politicamente contesa. Oltre a intraprendere azioni sul fronte consumi, il governo potrebbe intervenire sul versante delle forniture, offrendo maggiore supporto alle iniziative per lo sviluppo della produzione energetica da fonti rinnovabili: l’Indonesia, infatti, possiede una serie di risorse che potrebbero essere sfruttate efficacemente per produrre energia geotermica, solare, micro-idrologica, eolica e bio-derivata.

sudest asiatico,indonesia,politica,qualità di vita,economia,energia,energia rinnovabili,ambienteDi fatto, l’Indonesia ha il più alto potenziale al mondo per la produzione di energia attraverso lo sfruttamento di risorse geotermiche: un potenziale che la maggior parte delle stime, colloca a 28,000 megawatt e che potrebbe quindi coprire fino al 40% del fabbisogno elettrico nazionale. Tuttavia, a oggi, questo potenziale è utilizzato solo per il 4,2% e l’intero comparto dei rinnovabili sfrutta solamente il 3,4% delle potenziali riserve.

La difficoltà, in parte, è riconducibile ai massicci investimenti che sarebbero necessari per spostare il portfolio energetico nazionale su fonti rinnovabili. L’altro problema è il sistema di governo indonesiano, la cui struttura burocratica non solo manca della capacità e delle risorse necessarie per portare seri cambiamenti, ma soffre di tensioni interdipartimentali a livello nazionale.

La decentralizzazione e la conseguente divisione dei poteri tra Centrale e Locale, ostacola il coordinamento necessario per condurre in porto con successo una transizione di questa portata. I distretti locali, con l’assetto attuale, possono gestire in modo autonomo concessioni e licenze per gli impianti di energia rinnovabile, tuttavia, mancando questi – per la maggior parte – delle competenze necessarie per capire le implicazioni dei diversi scenari energetici possibili e in assenza di una politica nazionale condivisa attraverso la quale incoraggiare le iniziative volte a questo sviluppo, tutto rimane fermo.

sudest asiatico,indonesia,politica,qualità di vita,economia,energia,energia rinnovabili,ambienteIl momento però è maturo: l’Indonesia deve prendere decisioni serie e forti per assicurare in modo sostenibile la soddisfazione dei propri fabbisogni energetici. Il governo deve rafforzare la propria determinazione riguardo alla graduale eliminazione delle sovvenzioni per i combustibili fossili; deve mettere in atto azioni di riforma contro le incoerenze; deve rimuovere gli impedimenti strutturali e deve promuovere gli investimenti nel settore, incoraggiando, con riforme fiscali e politiche di prezzo adeguate, l’arrivo di una variabile miscela di fondi provenienti dal settore privato e da istituzioni internazionali.

Resta la necessità di una leadership forte e di un piano operativo sostenibile, che possono, tuttavia, arrivare solo dal presidente e dal suo governo.

Approfondimento

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Scritto: da LuisB

 

 

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L’energia in Indonesia: presente e prospettive futureultima modifica: 2012-04-10T19:49:00+02:00da bellefotoblog
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