Per la prima volta in trent’anni, la bilancia commerciale giapponese segna rosso

asia orientale,giappone,economia,politica,finanza,risparmio,deficit,mercati,social,lavoro,commercio,bilancia commercialeLo scorso 25 gennaio il Ministero delle Finanze giapponese ha annunciato che la nazione ha registrato, per la prima volta in oltre trent’anni, un deficit nel bilancio commerciale di 2.500.000 miliardi di yen (circa 24 miliardi di euro). Le importazioni nipponiche, infatti, sono aumentate del 12%, mentre le esportazioni sono calate del 2,7% rispetto all’anno precedente.

asia orientale,giappone,economia,politica,finanza,risparmio,deficit,mercati,social,lavoro,commercio,bilancia commercialeIl terremoto del Marzo 2011 e il susseguente tsunami hanno danneggiato i meccanismi di fornitura e approvvigionamento nazionali, causando un calo nelle esportazioni e il disastro nucleare di Fukushima ha implicato la chiusura di una serie di impianti di produzione nucleare, aumentando il fabbisogno interno – e di conseguenza le importazioni – di energia. Potrebbe così sembrare, come sostengono alcuni, che questo deficit rappresenti un segnale di declino della competitività giapponese, ma uno sguardo più approfondito alla situazione rivela che non è così.

Considerando il bilancio commerciale e il PIL (Prodotto interno lordo) del 2009 di alcune nazioni, ad esempio, osserviamo che la Cina mostra un enorme surplus commerciale mentre gli USA manifestano un consistente deficit. Vista così si potrebbe concludere che la Cina, nel periodo in oggetto, abbia superato gli Stati Uniti per competitività. Con la stessa logica potremmo dedurre che la Francia – la cui bilancia commerciale segna un debito che si conta in miliardi – sia meno competitiva della Nigeria, malgrado il fatto che i livelli di reddito francesi siano più di 30 volte superiori alla nazione africana.

asia orientale,giappone,economia,politica,finanza,risparmio,deficit,mercati,social,lavoro,commercio,bilancia commercialePer comprendere la natura del bilancio commerciale giapponese è importante ricordare che il PIL nipponico viene calcolato sommando le spese relative ai consumi, gli investimenti privati, le spese governative e le esportazioni, prima di sottrarre le importazioni. Il PIL può inoltre essere misurato sommando le spese al consumo di una nazione al risparmio privato e alle entrate statali. Ne consegue che il bilancio commerciale di una nazione (esportazioni meno importazioni) equivale alla somma del risparmio privato netto (risparmio privato meno investimenti privati) alle spese statali (entrate statali meno spese statali).

Questo dimostra che se gli investimenti di una nazione superano i risparmi – o se le spese statali superano le relative entrate – quel paese segnerà un deficit nella propria bilancia commerciale. A livello nazionale, quindi, è sbagliato legare la competitività di una nazione alla propria bilancia commerciale, poiché essa indica solamente il rapporto tra il risparmio netto privato e le spese statali.

asia orientale,giappone,economia,politica,finanza,risparmio,deficit,mercati,social,lavoro,commercio,bilancia commercialeDetta in modo diverso, anche se una nazione perde in competitività – nel senso che rimane indietro nella crescita produttiva – può tuttavia mantenere un equilibrio nel proprio bilancio commerciale, perché la forza che spinge il commercio è il vantaggio comparativo e non il vantaggio assoluto. In quest’ottica, quindi, il recente deficit giapponese non significa che il paese stia perdendo in competitività.

Di fatto, l’invecchiamento della popolazione porterà sicuramente al peggioramento del bilancio commerciale: man mano che aumentano pensionati e anziani dipendenti, infatti, i risparmi diminuiranno in modo significativo. Mantenendo costanti altri fattori sul fronte domestico – ad esempio gli investimenti privati e le spese statali nette – la diminuzione del risparmio potrebbe, da sola, aggravare il bilancio commerciale nipponico.

In modo analogo, se il deficit statale di una nazione aumenta, così farà anche probabilmente la sua bilancia commerciale, in modo assolutamente slegato alla competitività del paese stesso.

In virtù dell’invecchiamento della propria popolazione e della rapida espansione delle spese legate alla previdenza sociale, quindi, il Giappone potrebbe aver segnato un deficit nell’immediato futuro anche senza il peso delle conseguenze del terremoto e dello tsunami dello scorso anno.

asia orientale,giappone,economia,politica,finanza,risparmio,deficit,mercati,social,lavoro,commercio,bilancia commercialeLa bilancia commerciale di una nazione è importante non perché ne attesta la competitività, ma perché riflette gli stati patrimoniali privati e pubblici del paese. Di conseguenza, le oscillazioni al bilancio commerciale non hanno ragione di sollecitare reazioni nervose in merito alla competitività nipponiche, mentre, alla luce del grande debito pubblico nel paese, è invece più ragionevole riflettere sulla capacità del risparmio privato di finanziare e sostenere il deficit statale e su come possa il Giappone intervenire efficacemente per ridurlo.

Il commercio tra le nazioni è così diverso dalla competizione tra aziende che molti economisti giudicano il termine “competitività” riferito alle macroeconomie nazionali così fuorviante da renderlo a tutti gli effetti senza significato.

Scritto: da Luis Batista

 

 

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Per la prima volta in trent’anni, la bilancia commerciale giapponese segna rossoultima modifica: 2012-03-13T17:04:00+01:00da bellefotoblog
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