Cina: Changsha, 15 esecuzioni in un solo giorno

asia orientale,cina,economia,politica,attualità,social,democrazia,giustizia,corruzione,diritti umani,pena capitale,società civileLa notizia:

Lo scorso 29 dicembre, al mattino presto, nella città di Changsha, capitale della provincia di Hunan, nella Cina centro-meridionale è stata emessa una sentenza per gravi crimini, in linea con le direttive centrali riguardo alla pena capitale indicate dalla Corte Suprema Popolare. La sentenza di Changsha ha condannato a morte un gruppo di uomini accusati di attentato, omicidio e rapina, tra i quali Liu Zhuiheng, per l’attentato contro la sede di Dongtundu del locale ufficio delle imposte. La sentenza di morte è stata eseguita subito dopo la sentenza.

asia orientale,cina,economia,politica,attualità,social,democrazia,giustizia,corruzione,diritti umani,pena capitale,società civileLa palestra del Campus Nord della Hunan University era stracolma: persone di ogni genere ed estrazione sociale hanno voluto ascoltare le sentenze e osservare i quindici condannati che, uno alla volta, venivano scortati di fronte alla commissione giudicante dalla polizia. Lungo il tragitto, alcuni hanno alzato lo sguardo cercando i familiari, altri hanno tenuto gli occhi fissi verso il basso e altri ancora hanno mantenuto espressioni imperturbabili, guardando nel vuoto.

Per come è stato riportato, quelli condannati e in seguito giustiziati in questa occasione sono tutti criminali che hanno seriamente messo a rischio l’ordine sociale. L’elemento sul quale si è concentrata la maggior attenzione, Liu Zhuiheng, è stato responsabile, nel pomeriggio del 30 luglio 2010, di un attentato dinamitardo contro l’ufficio delle imposte di Dongtundu. La bomba da lui fatta esplodere di fronte alla sala riunioni ha causato quattro morti, cinque feriti gravi, dodici feriti e circa 1,03 milioni di yuan (128.000 euro approssimativamente) di danni.

L’opinione:

asia orientale,cina,economia,politica,attualità,social,democrazia,giustizia,corruzione,diritti umani,pena capitale,società civileLa Cina ha il triste primato di guidare la classifica dei boia: si stima infatti che nel paese più popoloso al mondo si uccidano in tre giorni gli stessi condannati che vengono giustiziati negli Stati Uniti (al quinto posto in questa ingloriosa classifica) in un anno. La maggior parte delle esecuzioni vengono attuate tramite iniezione letale o con un singolo colpo di pistola alla testa: come negli Stati Uniti, infatti, non vi è una politica nazionale uniforme in merito.

Le statistiche sono altrettanto poco lusinghiere se viste pro-capite: La Cina, con i suoi 1.300.000.000 abitanti, è il paese più popoloso al mondo e, con 5.000 esecuzioni capitali annue, la proporzione è di un condannato morto ogni 260.000 residenti. Negli Stati Uniti la proporzione è di 1 su 6,7 milioni e solo Iran e Corea del Nord superano la Cina, rispettivamente con 1 esecuzione ogni 300.000 abitanti e 1 su 460.000.

Due dei fattori che apparentemente contribuiscono a questo disinvolto utilizzo della pena di morte nella Repubblica Popolare sono il problematico sistema legale cinese e una politica nazionale che prevede la pena capitale per reati che non sono considerati così gravi nella maggior parte delle altre nazioni. 

Corruzione, appropriazione indebita, crimini legati allo spaccio di droga e anche il furto – se di proporzioni sufficientemente grandi – possono portare alla pena capitale.

asia orientale,cina,economia,politica,attualità,social,democrazia,giustizia,corruzione,diritti umani,pena capitale,società civileLo scorso ottobre, un dirigente nel settore delle telecomunicazioni è stato giustiziato per aver accettato tangenti e in marzo, la Cina aveva dato inizio a uno scontro diplomatico giustiziando tre cittadini delle Filippine condannati per traffico di droga. Nel marzo 2008, Du Yimin, 43 anni, è stato punito con la morte per aver chiesto prestiti per 120 milioni di euro per investimenti che non hanno avuto successo: un altro esempio di crimini non-violenti che nella Repubblica Popolare portano alla pena capitale.

Così non resta altro che chiedersi se forse in Cina non ci siano troppe esecuzioni: escludendo la legge, gli standard internazionali sui diritti umani e l’opinione pubblica, cosa altro dovrebbe essere preso in considerazione quando si giudica un funzionario corrotto?
In senso stretto, la Cina è ingiusta quando si tratta di processare un condannato per corruzione, poiché si affida solo alla “legge politica”. La cosiddetta “doppia regola” (la speciale procedura investigativa del Partito Comunista alla quale vengono sottoposti i sospetti di corruzione o di altri reati) significa, di fatto, che le sentenze vendono deliberate sotto la unica guida dei reparti disciplinari di ispezione del Partito e che il codice di procedura criminale viene usato solo come referenza, così come il procedimento giudiziario e il processo sono solo una parvenza di giustizia.

asia orientale,cina,economia,politica,attualità,social,democrazia,giustizia,corruzione,diritti umani,pena capitale,società civileÈ quasi inaudito per un giudice cinese pensare, in una causa per corruzione, di proporre una sentenza indipendente, basata solamente sulle procedure giudiziarie, sulle prove raccolte e sulla legge: decidere se incriminare o meno un funzionario corrotto e gestirne l’accusa è, in grande parte, il risultato di una lotta di potere e non di un esercizio di legge.

Quando i corrotti confessano i propri crimini in tribunale, spesso sostengono di aver abbassato i propri standard personali e di essersi allontanati dai principi e dal pensiero imparati durante la formazione scolastica; a volte possono aggiungere di aver mal compreso la legge. Così una nazione nella quale il materialismo è visto come un modello, vive – di fatto – galleggiando sull’idealismo e come risultato i fattori più importanti che stanno alla base della corruzione non vengono né riconosciuti, né discussi. Non nei tribunali, non sui media né in alcun altro luogo. Un altro esempio di populismo, uno dei più gretti, che ricorda le arene romane dove, per placare la rabbia del popolo si organizzavano “esecuzioni” spettacolari, nutrendo gli istinti più bassi del popolo e sconfiggendo, ogni volta, i principi della civiltà evoluta.

Se un’educazione politica fosse la risposta adatta alla dilagante corruzione e al crimine, tutta la propaganda cui i cinesi sono esposti dovrebbe aver già risolto il problema, quindi è ovvio che i motivi alla base della corruzione devono essere cercati altrove, ad esempio nella mancanza di sufficiente controllo e supervisione nella pubblica amministrazione, così come nell’assenza di elezioni democratiche e di libertà di stampa.

asia orientale,cina,economia,politica,attualità,social,democrazia,giustizia,corruzione,diritti umani,pena capitale,società civileL’attuale livello di corruzione in Cina è sistematico e di enormi proporzioni: è talmente radicato che i funzionari onesti sono oramai una minoranza, che rischia di essere lasciata indietro. Nel sistema, oggi, la corruzione è la regola e non più l’eccezione. E non è un’esagerazione affermare che, in una nazione in cui mancano la democrazia e il controllo e nella quale il sistema giudiziario è debole, inaffidabile e soggetto ad altri poteri, sono i funzionari che operano in modo trasparente a diventare vittime.

La cosa più inquietante, in queste situazioni, è la spudoratezza con la quale i criminali “dal colletto bianco” impongono alla società i loro misfatti: la gente comune si arrabbia e grida, ma a prescindere da quanto sia feroce la loro rabbia non è questa la via per la guarigione. Anche perché, seppur sedato dal populismo e dalla propaganda, il popolo non è stupido e anche i cinesi iniziano ad osservare le strane circostanze in cui i “piccoli criminali” vengono platealmente puniti, a dimostrazione di una severità palesemente “tarocca”, nella quale piccoli capri espiatori vengono sacrificati, mentre i “grandi corrotti” accumulano, indisturbati, enormi ricchezze e i “grandi criminali” prosperano, sotto la protezione del potere autentico.

asia orientale,cina,economia,politica,attualità,social,democrazia,giustizia,corruzione,diritti umani,pena capitale,società civileE se la rabbia del popolo è comprensibile, ancorché forse pilotata e nutrita dalla propaganda, questo non significa affatto che la soluzione adatta a risolvere il problema siano le condanne a morte. Al contrario, le ragioni per eliminare la pena di morte sono numerose: una tra tutte è che la corruzione, come la maggior parte dei crimini, ha una forte dimensione sociale. I criminali non nascono malvagi e, nel caso specifico, è evidente che i diversi fattori sociali giocano un ruolo fondamentale: i corrotti sono certamente spregevoli, ma la soluzione affonda le radici nella presa di coscienza e nell’assunzione – da parte dell’intera società – della propria parte di responsabilità.

Approfondimento

Documento Death sentences and executions in 2010 fonte Amnesty International (file format Pdf, lingua inglese)

Nota: Nella foto principale, Liu Zhuiheng accoglie il verdetto in seguito al suo attentato dinamitardo a una sede locale dell’ufficio delle imposte.

Scritto: da Luis Batista

 

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Cina: Changsha, 15 esecuzioni in un solo giornoultima modifica: 2012-01-10T19:05:00+01:00da bellefotoblog
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