Le evoluzioni dell’economia cinese: chi trarrà i maggiori benefici?

cina,india,economia,geoeconomia,politica,attualità,finanza,social,commercio,mercati,capital umanoLa Cina, recentemente, ha turbato i suoi vicini con battibecchi e con dimostrazioni della propria forza navale. Tuttavia è possibile che siano proprio i rivali di un tempo a trarre i maggiori benefici dal successo economico cinese. Anzi, di fatto – quantomeno da un certo punto di vista – le economie asiatiche stanno già raccogliendone i frutti: la scarsa richiesta globale attuale implica che sia proprio la Cina a sostenere – anche suo malgrado – la crescita di quasi tutti i principali paesi del quadrante asiatico.

cina,india,economia,geoeconomia,politica,attualità,finanza,social,commercio,mercati,capital umanoL’argomento sta diventando importante anche in un altro senso: la leadership cinese sembra essere seriamente intenzionata a riportare in equilibrio (quantomeno in alcuni aspetti) la propria economia e mentre questo, nel tempo, renderà il paese più competitivo e più potente, creerà parallelamente nuove opportunità per quelle nazioni vicine che sapranno proporre opportune politiche industriali e di investimento.

Perché questo cambiamento? Nell’attuale modello di crescita, la Cina sta rapidamente raggiungendo il proprio limite ed è uscita – prima e più forte di ogni altra economia di rilievo – dalla crisi globale. Tuttavia la dirigenza cinese è a malapena soddisfatta della direzione del percorso economico che la nazione, oggi, si trova davanti, anzi: malgrado il notevole successo, il Premier Wen Jiabao ha ripetutamente definito il modello attuale – che si basa in modo sproporzionato sull’export e sugli investimenti in immobilizzazioni – “sbilanciato, instabile, scoordinato e insostenibile”.

cina,india,economia,geoeconomia,politica,attualità,finanza,social,commercio,mercati,capital umanoLa Cina produce molto ma consuma poco: la creazione e la perpetuazione di questo modello economico sono strettamente legate all’inefficace distribuzione dei capitali. Sono pochi, infatti, i cinesi che raccolgono i frutti del proprio boom economico e lo fanno, spesso, a spese della maggioranza: enormi diseguaglianze regionali portano grandi differenze nel tenore e nella qualità della vita. Senza dimenticare che questo modello di crescita ad alto investimento ha imposto pesantissimi oneri dal punto di vista ambientale ed energetico.

Il Partito Comunista Cinese fa molto affidamento sul successo economico per assicurarsi una legittimazione politica e ha ormai preso atto che sono le stesse “strutture portanti” del modello in essere ad essere fallaci: la crisi economica mondiale ha manifestato chiaramente che l’economia cinese, basata sull’export, è vulnerabile ai cali di richiesta del resto del mondo.

Contemporaneamente le politiche industriali e finanziarie messe in atto hanno prodotto distorsioni e inefficienze.

cina,india,economia,geoeconomia,politica,attualità,finanza,social,commercio,mercati,capital umanoSono questi i motivi che, quasi sicuramente, forzeranno – nel prossimo quinquennio – un cambiamento nel modello di crescita cinese, che potrà svilupparsi man mano che le autorità cinesi riusciranno a stabilire un equilibrio più razionale tra produzione e consumo, riducendo l’eterna preoccupazione per il Prodotto Interno Lordo (PIL) per favorire, invece, la crescita e la qualità del proprio capitale umano.

Questo, per contro, porterà grandi cambiamenti nelle politiche economiche cinesi: la nazione si “urbanizzerà”, la distribuzione dei capitali potrà iniziare a trasferirsi dalle aziende alle case, le aree più interne della Cina potranno svilupparsi e l’industria cinese potrà salire rapidamente nella scala dei valori.

In effetti, è da un po’ che Pechino – favorita dalla sua immensa capacità di mobilizzare capitale domestico – sta cercando, con forte determinazione, di sviluppare un industria a maggior valore aggiunto e più tecnologicamente avanzata. E se questo vuol dire maggior concorrenza per le multinazionali (anche – soprattutto – nei mercati del terzo mondo, poiché le aziende cinesi offrono all’utente finale prodotti con un rapporto qualità prezzo molto vantaggioso) implica anche l’opportunità di riempire un vuoto.

cina,india,economia,geoeconomia,politica,attualità,finanza,social,commercio,mercati,capital umanoPrendiamo ad esempio la produzione intensiva nelle zone costiere cinesi: le aziende dell’area – focalizzate sull’esportazione – stanno già rivedendo le proprie strategie produttive nell’ottica dei crescenti costi del lavoro. Ci sono forti incentivi per ricollocare gli stabilimenti in aree più interne del paese ed emergono nuove opzioni per quelli che preferiscono abbandonare completamente i territori cinesi piuttosto che spostarsi verso l’interno.

La crescita del costo del lavoro in Cina, infatti, potrebbe rendere l’Indonesia un interessante alternativa commerciale per alcuni tipi di produzione: questo, di conseguenza, spingerebbe la crescita indonesiana nel breve termine e, nel medio, potrebbe spostare il fulcro dell’economia locale dalla tradizionale dipendenza dall’esportazione delle risorse naturali. Con maggiori livelli di domanda in Cina, le industrie indonesiane potrebbero produrre e vendere proprio ai cinesi e lo stesso potrebbe accadere in Vietnam, in Tailandia e anche in economie minori, come la Cambogia.

In Vietnam, nuovi investimenti potrebbero essere attratti da vantaggi economici, mentre la Tailandia (posto che i rischi politici dell’area possano essere tenuti a bada) può offrire un vantaggio regionale e una miglior protezione della proprietà intellettuale.

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L’aumento del reddito pro-capite cinese e una produzione a maggior valore aggiunto potrebbero portare benefici anche per l’India: un reale apprezzamento del renminbi assieme a una crescente domanda, infatti, consentirebbero alla nazione di ridurre il proprio deficit commerciale con la Cina nell’arco dei prossimi cinque anni (deficit che è una crescente preoccupazione della “Reserve Bank of India” e del ministero del commercio). E con la crescita della produzione industriale non solo negli stati del sud come il Tamil Nadu, l’India potrebbe capitalizzare in alcuni settori produttivi, mentre la Cina sale nella scala-valore della produzione industriale.

La Politica Nazionale Industriale indiana potrebbe condurre alla creazione di aree produttive, con parchi industriali, magazzini e opportunità di lavoro in particolari zone economiche e il governo è già al lavoro per portare la quota di produzione industriale del proprio PIL dal 16% al 25% nel prossimi dieci anni. Ma per ottenere questo, l’India deve rendersi competitiva, non solo nella parte bassa della catena produttiva, ma anche nei settori meccanico e automobilistico, adottando – tra l’altro – nuove politiche anche a livello statale.

cina,india,economia,geoeconomia,politica,attualità,finanza,social,commercio,mercati,capital umanoRimangono tuttavia enormi ostacoli nel percorso indiano: c’è chi vede queste politiche di sviluppo come un varco per leggi sul lavoro meno rigorose di quelle attualmente in vigore. Questo avrebbe come conseguenza l’irrigidimento, da parte dei governi locali, delle politiche di concessione dei terreni per la creazione di infrastrutture, che, a sua volta, ostacolerebbe la crescita economica e sociale locale.

E questo sarebbe un vero peccato: gli investitori stanno cercando aggressivamente nuove opportunità in Asia, quindi le politiche dei governi – incluse quelle relative ai propri investimenti in infrastrutture, agli incentivi e ai vantaggi fiscali e ai miglioramenti delle reti di approvvigionamento e distribuzione – saranno le variabili che disegneranno i nuovi panorami industriali asiatici.

Chi vincerà? Chi supererà gli altri? Le scelte politiche dei prossimi 3-5 anni nell’area giocheranno un ruolo fondamentale nel determinare queste risposte.

Scritto: da Luis Batista

 

 

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Le evoluzioni dell’economia cinese: chi trarrà i maggiori benefici?ultima modifica: 2011-09-27T12:01:00+02:00da bellefotoblog
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