Il dilemma indiano, in un’Asia liberale

asia meridionale,india,economia,politica,geopolitica,difesa,cina,lee kuan yew,democrazia,cooperazione,asiaCosa succede quando il tuo principale partner commerciale è anche la nazione la cui crescita, senza precedenti e trascurata da un sistema politico fumoso e contorto, ti rende molto nervoso?

L’India non è l’unica nazione asiatica che si deve confrontare con queste riflessioni riguardo alla Cina, ma è, tuttavia, una delle nazioni da cui ci si aspetta parte delle soluzioni. Come illustrano bene le parole di Lee Kuan Yew, ministro-mentore di Singapore, “Solo l’India può guardare la Cina negli occhi”.

asia meridionale,india,economia,politica,geopolitica,difesa,cina,lee kuan yew,democrazia,cooperazione,asiaSi può auspicare, infatti, che l’India controbilanci il potere cinese, ma la leadership indiana – così come Lee – preferirebbe un’Asia diversa: una in cui una competizione troppo feroce non metta a rischio quanto guadagnato negli ultimi decenni in termini di crescita economica e di integrazione.

In effetti, una delle anomalie della teoria “dell’equilibrio delle potenze”, nel periodo successivo alla guerra fredda, è l’assenza di un blocco “di compensazione” di stati asiatici che bilancino il potere della Cina – esattamente come non vi è, globalmente, un vero blocco di compensazione nei confronti degli Stati Uniti.

La presenza americana nella zona del Pacifico, di fatto, ha riempito questo vuoto e ridotto la necessità di una maggior cooperazione strategica da parte degli stati asiatici. Tuttavia, se la Cina dovesse davvero dimostrarsi una minaccia di sovietiche proporzioni, dove sono gli antecedenti a una NATO asiatica?

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I leader politici indiani, che dovrebbero essere al centro di una coalizione “compensativa” del potere cinese, hanno più volte manifestato una mancanza di interesse a confrontarsi con la Cina. Politicamente, l’India ha più cose in comune con Giappone, Singapore e Australia – incluse le ansie riguardo alla sproporzionata crescita cinese – tuttavia, la Cina rappresenta per la nazione indiana il principale mercato di scambio commerciale, maggiore persino degli Stati Uniti.

malgrado questa dipendenza commerciale dalla Cina escluda l’esportazione di servizi (seppur di fondamentale importanza) questo – forse inaspettato – risultato della liberalizzazione economica indiana non può essere ignorato. Inversamente, invece, il Giappone non è nemmeno tra i primi 10 partner commerciali dell’India, l’Australia è piuttosto in basso nella lista, superati da Singapore e Emirati Arabi Uniti, forse solo grazie al loro essere i due porti commerciali a est e a ovest dell’Oceano Indiano.

asia meridionale,india,economia,politica,geopolitica,difesa,cina,lee kuan yew,democrazia,cooperazione,asiaD’altro canto – e nonostante la crescente diplomazia navale nella regione – l’India ha ricevuto una salutare lezione qualche anno fa, quando la sua marina cercò di ottenere, aggressivamente, la titolarità del pattugliamento dello stretto di Malacca: la reazione rabbiosa del governo indonesiano al tentativo della marina indiana di agire come nazione preminente convinse l’India a rivedere le proprie mire.

In virtù dell’asimmetria che definisce le sue relazioni politiche ed economiche nel quadrante asiatico, la miglior opportunità per l’India sarebbe quella di farsi promotrice di un nuovo ordine liberale, basato sull’integrazione economica nel quale partecipare assieme a Cina, Giappone e altri. Una soluzione che sarebbe apprezzata anche da altri stati nell’area: quella di Lee Kuan Yew può essere considerata una voce autorevole nella richiesta di una più forte presenza indiana nel sud-est asiatico, ma occorre sottolineare che il governo di Singapore – da tempo e con costanza – si adopera per invitare il mondo intero nella regione, ritenendo che siano libero commercio e interdipendenza le chiavi per una maggior sicurezza.

asia meridionale,india,economia,politica,geopolitica,difesa,cina,lee kuan yew,democrazia,cooperazione,asiaContestando le posizioni prese da Aaron Louis Friedberg (l’Asia è “matura” per la rivalità) e da David C. Kang (il ritorno dell’antico ordine di stabilità retto dall’egemonia cinese), il professor Amitav Acharya, docente di Relazioni Internazionali presso l’American University di Washington, sostiene che il destino probabile del Sudest Asiatico sia quello di sviluppare un ordine libero e integrazionista, basato sul libero scambio e su minime norme democratiche. Non ci sono ragioni per immaginare che questo scenario non possa allargarsi fino a includere le principali nazioni asiatiche come il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia e l’India.

Il problema sta nel fatto che le leadership asiatiche non sono state in grado di articolare la visione indigena di un continente libero e con organizzazioni internazionali che includa la Cina.

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La regione ha necessità di strutture come un’agenzia per l’energia; di un’istituzione che coordini le politiche economiche come, ad esempio, i tassi d’interesse (la Asian Development Bank è impostata in modo troppo restrittivo); di accordi sulla cooperazione nella gestione dei disastri naturali e di un’organizzazione che si occupi seriamente dei cambiamenti climatici in una prospettiva asiatica.

L’attuale leadership indiana vorrebbe assistere alla nascita di un ordine asiatico liberale, che raccolga i principali stati del continente, ma non vogliono precorrere i tempi e trovarsi troppo avanti rispetto al resto della regione. Durante la Guerra Fredda, gli stati dell’area rifiutarono l’approccio indiano di non-allineamento.

Oggi, la tradizione indiana di liberalismo, diversità, moderazione strategica e fascino culturale è coerente con ciò che vogliono anche gli altri paesi della zona, tuttavia i dirigenti indiani preferiscono ancora candidarsi per un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che non per un’organizzazione regionale. L’India deve abbandonare le proprie inibizioni e andare oltre la diplomazia navale, mentre i leader della regione devono smettere di palleggiare l’argomento e prendere in seria considerazione la prospettiva di un nuovo ordine asiatico.

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Scritto: da Luis Batista

 

 

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Il dilemma indiano, in un’Asia liberaleultima modifica: 2011-09-13T19:38:00+02:00da bellefotoblog
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