La demagogia e l’inevitabile declino dell’economia tailandese

sud-est asiatico,penisola indocinese,thailandia,lavoro,democrazia,thaksin shinawatra,economia,videoDal colpo di stato che nel 2006 sovvertì il governo di Thaksin Shinawatra, in Tailandia ci sono state due tornate elettorali, nel 2007 e nel 2011, in entrambe nelle quali i partiti allineati al vecchio governo deposto hanno raccolto più consensi di tutti gli altri candidati. Il tutto, ovviamente, mentre Thaksin rimane in esilio.

Queste vittorie consecutive sottolineano l’influenza che le politiche economiche populiste continuano ad avere nel paese, un trend innescato dallo stesso Thaksin ai tempi della sua prima elezione nel 2001. Ma per comprendere il ruolo della politica nella conversione del paese verso la demagogia è necessaria un’analisi storica del contesto politico, sociale ed economico della Tailandia. 

sud-est asiatico,penisola indocinese,thailandia,lavoro,democrazia,thaksin shinawatra,economia,videoDopo il successo nell’industria delle telecomunicazioni, Thaksin fondò il proprio partito politico: il Thai Rak Thai e lanciò quella che fu definita la “Thaksiconomia”, il cui punto focale era potenziare il potere di acquisto della gente comune. Tra altre iniziative, la “Thaksiconomia” includeva una moratoria sul debito di quattro anni per gli agricoltori; un programma sanitario universale che prevedeva visite mediche al costo di 30 Baht (meno di un euro); e un programma di sovvenzioni economiche da 1 milione di Baht per ogni villaggio.

Alcune politiche finalizzate allo sviluppo nelle aree rurali di piccole e medie imprese come il programma One Tumbon One Product (OTOP), sono state decisamente ammirevoli. L’obiettivo primario di questo approccio, tuttavia, era solo quello di aumentare il denaro nelle tasche dei contadini – fino ad allora trascurati dal governo centrale e soggetti a finanziamenti sporadici, fortemente controllati dalla burocrazia e spesso diluiti dalla corruzione – incoraggiandoli, così, a sostenere il governo: un effetto collaterale conveniente, quando si considera che le aree rurali più povere rappresentano, di fatto, la maggioranza dei votanti. 

sud-est asiatico,penisola indocinese,thailandia,lavoro,democrazia,thaksin shinawatra,economia,videoLa “Thaksiconomia” non predicava il risparmio e non ha sostenuto gli investimenti a lungo termine e Thaksin non è mai stato apprezzato per i meriti di un suo buon governo o per l’aver evitato i conflitti di interesse. Egli fu in grado di mettere in atto queste politiche perché l’economia era riemersa dopo la crisi finanziaria asiatica del 1997 e il governo precedente – a maggioranza Democratica – aveva messo in atto le misure necessarie per dare stabilità alle riserve internazionali del paese e a modificare il sistema bancario. Thaksin fu quindi in grado di usare le riserve accumulate dal governo Chuan per ripianare il debito tailandese con il Fondo Monetario Internazionale, rivendicandone il merito.

Alla fine del 2004 e nel 2005, l’economia tailandese subì un rallentamento, a causa della crescente inflazione e dei prezzi del petrolio. Le politiche populiste di Thaksin avevano ferito l’economia del paese, consentendo l’aumento sia del debito a carico dei consumatori che del deficit commerciale, mentre corruzione e accuse di mancanza di rispetto verso la monarchia raggiungevano ampie proporzioni.

Fu la vendita dell’azienda di famiglia di Thaksin, la ShinCorp – e le implicazioni di evasione fiscale – a dare inizio alle proteste (particolarmente tra la classe media, sulla quale gravava la maggior parte del carico fiscale) e a gettare le basi per il colpo di stato che, nel settembre 2006, sovvertì il governo. Fu interessante osservare, allora, come la popolazione urbana non manifestò alcuna resistenza nei confronti dell’intervento militare.

sud-est asiatico,penisola indocinese,thailandia,lavoro,democrazia,thaksin shinawatra,economia,videoLa filosofia di sufficienza economica sostenuta dal Re fu promossa attivamente dal governo ad-interim che seguì alla presa di potere, con l’intento di controbilanciare demagogia e consumismo. Nel 2007 la Costituzione fu emendata per ripristinare una disciplina fiscale e eliminare diversi cavilli in particolare riguardo al ruolo delle istituzioni pubbliche che erano stati sfruttati da Thaksin nei suoi interventi.

Tuttavia, la dilagante assuefazione alle politiche economiche populiste, il crescente scontento nei confronti dei militari – coltivato in parte dai sostenitori del precedente governo – e la letargia burocratica del governo del vecchio Sarayud, contribuirono, nel 2007, ad assicurare la vittoria del partito filo-Thaksin Palang Prachachon, dimostrando quanto il populismo sia intrinseco nella società tailandese e chiarendo che qualsiasi partito, incluso quello Democratico, per pensare di vincere, non avrebbe potuto esimersi dall’attuare politiche demagogiche.

Nel 2008, il governo Samak introdusse alcune nuove misure per affrontare la crescente inflazione e l’aumento del costo della vita, includendo la possibilità di viaggiare gratuitamente in terza classe su autobus e treni, la distribuzione gratuita di acqua e luce elettrica e la vendita del carburante disel senza tasse. Operazioni indiscutibilmente populiste, che sono continuate sotto i seguenti governi Somchai e Abhisit e il costo delle quali sarà in parte finanziato da budget futuri.

sud-est asiatico,penisola indocinese,thailandia,lavoro,democrazia,thaksin shinawatra,economia,videoDurante il governo Abhisit, a onor del vero, massicce uscite furono populiste nell’aspetto, ma parzialmente giustificate e opportune, in virtù della crisi economica mondiale. Il Primo Ministro Abhisit, infatti, differenziò in qualche modo il suo approccio, affermando che derivava da un concetto di previdenza sociale e, allo scopo di riequilibrare la distribuzione della ricchezza e riportare l’attenzione dei tailandesi verso l’autosufficienza, spinse per la riforma della tassazione sulle proprietà terriere e per la creazione di un fondo centrale di previdenza.

Le recenti campagne elettorali hanno manifestato la determinazione comune, da parte dei maggiori partiti politici, di dirigere nuovamente la Tailandia verso la demagogia, seppur su livelli differenti: il trionfo di Yingluck Shinawatra (un surrogato del fratello Thaksin) e del suo partito, Pheu Thai, attesta l’entusiasmo con cui la maggioranza della popolazione attende il ritorno del populismo estremo.

Ma il populismo tailandese ha le ore contate: i governi precedenti hanno implementato politiche demagogiche, ma non sono tuttavia riusciti a individuare fonti di reddito statali diverse dal prestito. Le attuali politiche, sommate alle nuove, condurranno a una terribile pressione fiscale oltre a peggiorare lo stato dell’inflazione: la reazione della banca centrale alla vittoria del Pheu Thai è stata quella di innalzare il tasso di interesse al 3,25% e il fondo statale energetico si esaurirà presto a causa dei sussidi sul diesel. E anche le fonti di finanziamento alternative, come le banche di proprietà dello stato e le riserve interne degli enti statali sono vicine alla fine.

sud-est asiatico,penisola indocinese,thailandia,lavoro,democrazia,thaksin shinawatra,economia,videoE mentre si pensa a nuove politiche populistiche, come la manovra informatica “One Student, One Tablet”, crescono le perplessità sulle ragioni, sulle necessità, sui possibili impatti negativi sullo stato fiscale della nazione e sulla sua competitività. Forse la promessa di aumentare la paga minima giornaliera a 300 Baht (poco più di 7 euro) per gli operai e a 15.000 annuali per chi possiede un diploma di laurea sarà l’ultima goccia prima che il vaso della demagogia trabocchi definitivamente.

Questo tipo di azioni dimostra chiaramente che il populismo ha travalicato, spostando il carico fiscale dal settore statale a quello privato e creerà non poco scontento tra gli imprenditori locali: sono molti i docenti e i manager che mettono in guardia contro l’implementazione di questo tipo di atteggiamento, una modalità che potrebbe minare la competitività, ridurre gli investimenti esteri e, nello scenario peggiore, condurre alla bancarotta nazionale.

Che il nuovo governo sia in grado di mantenere le sue promesse è questionabile e qualsiasi aspettativa disattesa minerà la sua popolarità. Probabilmente, a quel punto, cercheranno di distorcere le promesse fatte in campagna elettorale per diluire l’impatto negativo, ma, prima o poi, la Tailandia dovrà scegliere di attuare una disciplina fiscale, di armonizzare le politiche fiscali e monetarie e di comprendere che questo approccio populista sta mettendo a rischio la nazione economicamente e dal punto di vista socio-politico.

Approfondimento

Wikipedia: Il Regno di Thailandia Powered by Virgilio Sapere

Scritto: da Luis Batista

 

 

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La demagogia e l’inevitabile declino dell’economia tailandeseultima modifica: 2011-08-09T18:54:00+02:00da bellefotoblog
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