In India: l’autostima alla base del vero cambiamento

asia meridionale,india,economia,politica,finanza,manmohan singh,protezionismo,industria,commercioSe la Cina, è una tigre, l’India è un elefante. Il pachiderma si muove meno rapidamente, una volta partito, tuttavia, mantiene velocità e slancio. Possiamo riassumere così, infatti, la dinamica dell’evoluzione indiana, che negli ultimi venti anni ha cambiato radicalmente l’intero paese. 

asia meridionale,india,economia,politica,finanza,manmohan singh,protezionismo,industria,commercioNel 1991, l’economia indiana era ancora sotto il controllo – quasi totalitario – dello Stato. Un esempio su tutti: la fabbricazione di 833 prodotti generici era concessa esclusivamente a selezionate piccole e medie imprese locali. Oggi, di questo atteggiamento protezionistico non resta più nulla e, anche se alcune imprese hanno sofferto, la fine di questa modalità di lavoro ha permesso di sviluppare metodologie più efficaci. E, forse non casualmente, questi cambiamenti hanno preso vita mentre l’alleato tradizionale, l’URSS, e il suo approccio economico centralista, andavano in pezzi.

Alla fine, il bilancio è chiaramente positivo: in venti anni, il prodotto interno lordo (Pil) dell’India è più che raddoppiato e buona parte del successo è riconducibile proprio all’adozione di queste riforme, lanciate nel giugno 1991 da Manmohan Singh.

L’allora neo-eletto ministro delle finanze di un paese vicino alla bancarotta, infatti, aprì le frontiere, ridusse i dazi doganali, eliminò i privilegi, rendendo gli stati dell’Unione indiana più autonomi rispetto al governo centrale.

asia meridionale,india,economia,politica,finanza,manmohan singh,protezionismo,industria,commercioAlcuni, come lo stato del Gujarat o quello di Andhra Pradesh, ne approfittarono, portando la loro economia a livelli mondiali e trasformando così la vita di una grande parte della popolazione. Altri, sul modello del Bengala, scelsero di mantenere una logica più comunista.

Le riforme decretarono, tra l’altro, la morte della procedura autorizzativa, la cosiddetta licenza Raj: ne occorreva una per importare, una per produrre, ecc. In breve, era lo Stato a determinare il livello di profitto delle imprese.

E mentre anche il grande vicino cinese conferma il suo decollo economico, gli indiani negano che siano state pressioni esterne a guidare le loro riforme, sostenendo che ciò che è davvero cambiato è il loro stato d’animo, il loro approccio: il popolo Indiano ha preso fiducia in se stesso, una cosa che a volte può assumere la forma dell’arroganza, ma che – ad esempio con un atteggiamento alla Barack Obama “Yes We Can” – rappresenta l’unica vera base del cambiamento radicale.

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Scritto: da Luis Batista

 

 

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In India: l’autostima alla base del vero cambiamentoultima modifica: 2011-07-26T17:44:00+02:00da bellefotoblog
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