Nella provincia di Shenzhen la polizia ha espulso 80.000 indesiderabili

asia orientale,cina,shenzhen,economia,geoeconomia,politica,attualità,solidarietà,diritti umani,corruzioneNel corso di una recente conferenza stampa, la polizia municipale di Shenzhen, Cina, si è vantata di avere condotto, a partire dal 1° gennaio del corrente anno, un’operazione denominata “Cento Giorni” – finalizzata a ripulire la città dalle persone ad alto rischio per l’ordine pubblico – con lo scopo ufficiale di garantire la sicurezza durante le Universiadi di Shenzhen 2011 che si terranno dal 12 al 23 agosto.

Per dirla in modo diverso, 80.000 persone giudicate “a rischio” sono state semplicemente espulse della città (e l’operazione non è affatto finita). 

asia orientale,cina,shenzhen,economia,geoeconomia,politica,attualità,solidarietà,diritti umani,corruzioneLa cosa più inquietante, in questo caso, è l’invenzione, da parte della polizia di Shenzhen, del concetto di “persone ad alto rischio per l’ordine pubblico”, di cui non vi è alcuna nozione giuridica stabilita: nessun testo di legge o regolamento, nella Repubblica Popolare Cinese, ne fa menzione. La cosa ricorda, invece, la classificazione in cinque categorie dei tempi della Rivoluzione Culturale dei “cattivi”: proprietari terrieri, ricchi, reazionari, cattivi elementi e destristi. Oltre a coloro che hanno avuto guai precedenti con la giustizia, nell’elenco si trovano: “persone dal modo di vita marginale”, “persone con attività principalmente notturna” e anche “malati mentali che hanno causato incidenti o disastri”.

Queste “persone ad alto rischio per l’ordine pubblico” non hanno mai causato disturbo all’ordine pubblico, creato disordini o messo a rischio la sicurezza pubblica. Su quale base giuridica, quindi, si basa questa operazione delle forze dell’ordine? La polizia ha il diritto di espellere queste persone da Shenzhen?

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Il portavoce della polizia non ha si è soffermato sull’argomento, durante la conferenza stampa: forse la questione non gli è nemmeno venuta in mente!

Normalmente, soltanto quando si è in presenza di – o si è a rischio di – eventi inattesi (come una catastrofe naturale, ad esempio, o un evento che possa mettere in pericolo la sicurezza della comunità) gli enti locali possono adottare misure di emergenza  provvisorie di questo calibro.

Nulla di tutto questo è applicabile a questo scenario: non vi sono crisi nucleari, come in Giappone, né il rischio di attacchi terroristici. Shenzhen non si trova nemmeno in una situazione di stato di emergenza civile: è solo per agevolare la gestione dell’organizzazione dei giochi universitari mondiali che ha deciso di cacciare 80.000 persone dal proprio paese. Questa decisione con la sua ampiezza, sembra più un’operazione militare di pulizia, che una misura misura amministrativa.

E poi, come ha fatto la polizia di Shenzhen, in cento giorni, a ripulire la città da 80.000 persone “non-grate”? I poliziotti hanno dovuto cacciare via circa 800 persone al giorno. E con che modalità si sono impegnati per controllare le identità, visto che non hanno certo potuto accedere facilmente al sistema giuridico? Possiamo solo presumere che il metodo di giudizio sia stato quello del giudizio personale e che, gente in stracci o dall’aria strana sia diventata il bersaglio privilegiato. E come hanno fatto i poliziotti a portare tutte queste persone fuori dai confini della città? Anche qui è facile presumere che cortesia e metodi civilizzati siano stati l’eccezione e la gente sia stata, piuttosto, raccolta e trasportata come merce. E dove sono stati portati?

asia orientale,cina,shenzhen,economia,geoeconomia,politica,attualità,solidarietà,diritti umani,corruzioneL’articolo 33 della costituzione cinese recita: “Lo Stato rispetta e garantisce i diritti umani”, mentre l’articolo 37 indica che: “La libertà individuale dei cittadini della repubblica popolare cinese è inviolabile: sono vietate le carcerazioni illegali, come qualsiasi altro mezzo illegale per privare – o limitare – i cittadini della propria libertà individuale, come pure ogni perquisizione illegale”.

Ciò nonostante, la polizia di Shenzhen – con modalità discutibili e senza alcuna base legale – ha etichettato molte decine di migliaia di cittadini come “persona ad alto rischio”, solo a causa della loro attività professionale, del loro stato mentale o delle loro scelte di vita: sembra di essere tornati all’epoca della rivoluzione culturale.

E quello che è ancora più inquietante e spaventoso è che il concetto “di persona ad alto rischio per l’ordine pubblico”, applicato – come in questo caso – senza alcuna base giuridica, è, a tutti gli effetti, aprire la porta a qualsiasi tipo di abuso. E tutti quelli che, agli occhi della polizia, necessitano di essere rimessi in riga o meritano di essere sanzionati (come i dissidenti politici o gli attivisti) corrono sicuramente il rischio di finire nello stesso sacco.

asia orientale,cina,shenzhen,economia,geoeconomia,politica,attualità,solidarietà,diritti umani,corruzioneL’operazione di polizia condotta contro queste persone calpesta i più basilari diritti umani e costituisce una grave violazione alla costituzione.

Ed è particolarmente doloroso osservare che ciò accada a Shenzhen, regione agli avamposti della riforma in Cina, e città che per prima si è aperta al vento riformista (è stata la prima zona economica a statuto speciale, nel 1979). Così come fa inorridire che i quadri locali manifestino così poca coscienza dell’importanza delle leggi e del valore dei diritti umani, mostrando che, trenta anni di riforme e di apertura in Cina, si limitino, perlopiù, a meri progressi materiali.

Vuol dire che ci vorranno altri trent’anni perché i funzionari smettano di straziare i diritti civili e che i cittadini si sentino sicuri nel loro paese?

Quest’operazione di polizia a Shenzhen non è una semplice campagna di mantenimento dell’ordine, anzi, è un potente segnale rivelatore del problema, collegato al processo di urbanizzazione, della gestione delle popolazioni migranti che le città non vogliono accettare e che non possono più tornare nelle loro campagne.

asia orientale,cina,shenzhen,economia,geoeconomia,politica,attualità,solidarietà,diritti umani,corruzioneI grandi agglomerati urbani cinesi stanno adottando misure per cacciare dai loro confini i migranti ed i poveri. A questo scopo, o demoliscono i “villaggi di città” dove abitano i più poveri, o, come ha fatto la polizia di Shenzhen, li cacciano via, in nome del mantenimento dell’ordine.

A conferma che anche in questo caso si tratta soltanto di un pretesto, ricordiamo che, nell’aprile 2010, un dirigente della polizia di Shenzhen aveva riconosciuto che la popolazione migrante rappresentava il suo più grande problema. Che ormai sembra risolto.

Approfodimento

Wikipedia: Shenzhen powered by Virgilio Sapere

Scritto: da Luis Batista

 

 

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Nella provincia di Shenzhen la polizia ha espulso 80.000 indesiderabiliultima modifica: 2011-06-14T19:10:00+02:00da bellefotoblog
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