Il Giappone può ricostruire su nuove fondamenta economiche

5547094564_28f583bdc0_o.jpgLo tsunami e il suo impatto sulle centrali nucleari hanno avuto conseguenze drammatiche per il popolo giapponese. Possono esserci, tuttavia, motivi di speranza per la già depressa economia giapponese? Io vedo tre possibilità.

Innanzitutto, da oltre un decennio, il Giappone combatte contro una debilitante deflazione economica: i prezzi al consumo sono stati appiattiti al minimo, così come i tassi di interesse effettivi sui conti correnti al risparmio. Per contrastare il fenomeno, la banca centrale nipponica ha implementato diversi cicli di alleggerimento quantitativo (QE) comprando grandi quantità di buoni del tesoro nazionali, ma queste azioni non sono riuscite a capovolgere la situazione.

5547094476_f1f204e0cd_o.jpgÈ prevedibile un rincaro dei prezzi nell’immediato futuro, in seguito alla pressante necessità di ricostruire intere città, spazzate via dallo tsunami: la modesta inflazione che ne conseguirebbe, tuttavia, potrebbe essere utile all’economia giapponese. Questi aumenti a breve termine, infatti, potrebbero introdurre cambiamenti a lungo raggio nelle dinamiche inflazionistiche, aiutando così il Giappone a uscire dallo stagno della deflazione.

Il secondo aspetto riguarda la situazione demografica del paese: una delle peggiori al mondo. La popolazione attuale è già piuttosto vecchia e ha aspettative di vita ancora lunghe, mentre il tasso di natalità è tra i più bassi: 1.2 figli per coppia, molto più basso, quindi, di quanto necessario per un equo ricambio demografico. Questa tendenza, se non contrastata, richiederà uno sforzo enorme per finanziare i programmi di pensionamento e di previdenza sociale. La risposta più logica vedrebbe il Giappone aprire le porte a un numero significativo di giovani famiglie provenienti da altre aree del continente asiatico, ma, storicamente, i funzionari nipponici hanno sempre manifestato una certa resistenza all’immigrazione, in nome del mantenimento di una cultura omogenea. D’altro canto, l’implementazione di un così massiccio sforzo ricostruttivo, richiederà l’immissione sul mercato del lavoro di moltissimi lavoratori edili. Questa potrebbe, quindi, essere l’ondata iniziale di un flusso immigratorio permanente, che potrebbe mitigare le difficoltà demografiche del paese.

n20117010094614d7ad5ea990dd.jpgInfine, malgrado le riforme elettorali di alcuni anni fa, la classe politica dirigente è ancora dominata dalle circoscrizioni rurali, cosa che ha portato a un eccesso di investimenti in grossi progetti strutturali – ad esempio ponti e altre infrastrutture – nelle aree agricole, opere finanziariamente importanti che, tuttavia, poco hanno fatto per spronare la crescita economica.

In sostanza, il Giappone si trova oggi in una situazione analoga a quella in cui si troverebbero gli Stati Uniti senza la decisione della Corte Suprema, negli anni ’60, che obbligò le assemblee legislative a corrispondere, ancorché approssimativamente, alla distribuzione attuale della popolazione tra e all’interno dei diversi stati.

Forse, prima di iniziare la ricostruzione delle aree devastate dal disastro, il governo nipponico dovrebbe considerare altre possibilità, come il ricollocamento delle famiglie in contesti urbani e la riconversione dei lavoratori agricoli verso mansioni diverse attraverso la formazione. Questo potrebbe innescare un nuovo approccio nella spesa pubblica nipponica: favorire programmi con un maggior potenziale di stimolo per la crescita economica che non la costruzione di ponti nelle campagne. Programmi che sostengano, ad esempio, lo sviluppo delle tecnologie informatiche, la ricerca farmacologica e l’innovazione finanziaria.

In breve, mentre i nostri cuori sono vicini al popolo giapponese, alle prese con un disastro di proporzioni enormi, ci auguriamo che il governo nipponico affronti questa emergenza con lungimiranza, gettando le basi per una futura, rigogliosa, crescita economica del paese.


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Scritto: da Luis Batista




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Il Giappone può ricostruire su nuove fondamenta economicheultima modifica: 2011-03-22T19:38:00+01:00da bellefotoblog
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