Il Giappone lotta per evitare una catastrofe nucleare

ss-110312-quake-02.ss_full.jpgDifficile immaginare uno scenario peggiore: tre giorni dopo il sisma di venerdì 11 marzo 2010 – che si è rivelato essere il più potente nella storia del paese – e dopo lo tsunami, che ha fatto a oggi più di 12.000 morti, il Giappone lotta disperatamente per proteggere la propria popolazione da una catastrofe radioattiva. E questa corsa contro la potenza dell’atomo fa tremare il pianeta.

Temendo lo spettro di un Chernobyl-bis, lo Stato nipponico sta lottando con i tutti i mezzi per contenere la brace che cova nel cuore delle sue centrali nucleari.

b0039894_4383061.jpgSecondo le notizie in rete e i comunicati, ufficiali e ufficiosi, “le prime rilevazioni indipendenti sono allarmanti: la radioattività raggiungeva, la mattina del 13 marzo nella prefettura di Miyagi – situata a 80 km dalla centrale di Fukushima, dove un reattore è esploso sabato scorso 12 marzo – un livello di 400 volte superiore al normale.

Da parte sua, l’Agenzia di sicurezza nucleare e industriale nipponica ha reso noto che “le scorie (radioattive) più importanti sono state prodotte in seguito all’esplosione” dell’edificio che ospitava il reattore 1 di questa centrale.

Nell’arcipelago giapponese, il bilancio delle perdite umane causate dal terremoto e dal susseguente tsunami, si appesantisce ogni giorno: nelle zone colpite quasi 700.000 persone sono state evacuate e oltre un milione di case restano prive di elettricità. Nonostante il tempestivo arrivo dei soccorsi e l’aiuto internazionale, la scarsità di acqua, di prodotti alimentari e di combustibile cominciano a scarseggiare seriamente. Il costo del sisma in termini economici per lo stato nipponico (e in particolare per le assicurazioni) potrebbe raggiungere i 37 miliardi di euro.

Qual è la natura di questa crisi nucleare

ss110316-japan-day6-08.ss_full.jpgConformemente alle procedure di sicurezza sismica giapponesi, 14 dei 54 reattori nucleari del paese si sono fermati automaticamente durante il sisma. Ma, per fermare una centrale nucleare, ci vuole tempo ed è fondamentale che i sistemi di raffreddamento siano operativi affinché le condizioni di sicurezza siano soddisfacenti.

Se non si raffredda tempestivamente, la temperatura nel nucleo continua a salire e fonde i materiali attorno al cuore del reattore: è lo scenario peggiore per una centrale, poiché la fusione causa una dispersione delle sostanze radioattive nell’ambiente.

Precisamente questo è ciò che sta accadendo: in alcuni dei 14 reattori che compongono le quattro centrali della zona, il sistema di raffreddamento è difettoso da venerdì, il giorno del sisma. E la situazione non è ancora sotto controllo: ci sono già state più volte perdite di gas radioattivi e si è già proceduto ad allontanare 215.000 persone.

Qual è la situazione nelle quattro centrali dell’area di Fukushima?

ss-110312-japan-quake-day2-20.ss_full.jpgA quanto si è potuto appurare, a oggi, nella centrale Fukushima Daiichi della Tokyo Electric Power Co. due dei sei reattori avrebbero già raggiunto temperature di fusione: il n°1, sabato e il n°3, lunedì 14 Marzo. Le pareti di contenimento del recinto esterno sarebbero state danneggiate a seguito di un’esplosione causata dalla pressione, liberando sostanze radioattive all’esterno. Anche il reattore n°2 al momento suscita le stesse preoccupazioni: stanno tentando di raffreddarlo con l’acqua del mare, ma per il momento senza troppo successo.

Non ci sono, invece, al momento, informazioni specifiche sui quattro reattori di Fukushima Daini, mentre la centrale di Onagawa, che ha subito un incendio, è stata dichiarata in stato di emergenza domenica scorsa.

Nella mattinata del 14 marzo si era sviluppato un nuovo incendio al reattore numero 4. Già il 15 marzo, poco dopo le nove del mattino, erano state segnalate fiamme, probabilmente provocate da un’esplosione di idrogeno, in corrispondenza dello stesso reattore. La compagnia che gestisce la centrale (Tepco) ha precisato che dopo mezz’ora, del 16, le fiamme non erano più visibili, e che si stava considerando la possibilità di far spruzzare acido borico dagli elicotteri, che però non si sono levati in volo a causa delle elevate radiazioni. Al momento il Dipartimento della polizia giapponese sta pensando di impiegare uno speciale cannone ad acqua collegato a un’autocisterna per raffreddare la vasca di contenimento del combustibile spento nel reattore 4 della centrale di Fukushima 1.

ss-110316-japan-day6-007.ss_full.jpgSecondo l’Agenzia internazionale all’energia atomica (AIEA) questi tre reattori sarebbero sotto controllo, ma nella località si rileva una radioattività anormale, che potrebbe essere causata dalla centrale vicina. Già il 15 marzo una nuvola radioattiva si era avvicinata alla area circostante della città di Tokyo dove risiedono circa 30 milioni di abitanti. Un’indagine è in corso.

E, infine, anche il sistema di raffreddamento della centrale di Tokai – che si trova a alcune decine di chilometri da Tokio – si sarebbe fermato.

L’AIEA, tuttavia, continua a rilasciare comunicati rassicuranti, in particolare riguardo ai livelli di radioattività, definiti sotto la soglia di normalità, e ai livelli dell’acqua di raffreddamento nelle quattro centrali di Fukushima, definiti stabili.

Ma le cose non sono così semplici. La VII Flotta navale statunitense, che ha dispiegato la portaerei USS Ronald Reagan (CVN-76) e la sua scorta al largo di Fukushima, ha annunciato che, dopo avere riscontrato su undici elementi del proprio equipaggio la presenza di elevate dosi di radioattività si riposizionerà altrove. La VII Flotta ha segnalato, inoltre, di aver individuato un debole tasso di radiazioni in una nuvola radioattiva proveniente dalla centrale. Le navi della flotta incrociavano, finora, a circa 160 km al largo della costa: ora si posizioneranno in modo da rimanere al riparo dalle emanazioni radioattive che giungono da terra.

Un’energia rimessa in discussione

ss-110315-japanQuake-12.ss_full.jpgNel frattempo, in Francia, il ministro dell’industria e dell’energia ha comunicato di ritenere che non si possa evitare, in Giappone, lo scenario di una catastrofe nucleare: dichiarazione che, provenendo da un paese come la Francia, che dispone anch’essa di una cinquantina di reattori, è una dichiarazione pesante. Anche per chi abita vicino a loro, come l’Italia.

L’onda d’urto emotiva ha raggiunto tutti i paesi che hanno scelto il nucleare come fonte d’energia principale e così il dibattito sull’energia atomica riecheggia, ancora una volta, negli Stati Uniti, in Francia, in Spagna, in Germania – dove il cancelliere, Angela Merkel, ha deciso la chiusura, almeno fino a metà giugno e forse per sempre, delle sue sette centrali nucleari più vecchie – e in Austria, dove si chiede che prove di resistenza siano effettuate su tutte le centrali europee.

Ci si aspetta, ora, una presa di posizione realistica e ufficiale da parte del governo italiano, in vista delle sue strategie energetiche improntate anche sull’energia nucleare.


Approfondimento

Wikipedia: Centrale nucleare di Fukushima Daiichi powered by Virgilio Sapere

Notizie: Il drama di Fukushima (Diretta) by Virgilio Nozitie

Infografica: Japan Crisis by Chart Porn (in lingua inglese)

Interattività: Come un reattore si spegne e cosa succede in un Meltdown by NYTimes.com (lingua inglese)

Scritto: da Luis Batista



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Il Giappone lotta per evitare una catastrofe nucleareultima modifica: 2011-03-15T19:05:00+01:00da bellefotoblog
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