Nuove controversie sui micro-finanziamenti in India

6101x.jpgMi piace la sensazione che si prova quando c’è l’equilibrio tra fare del bene e avere successo. Mi piace quando le grandi multinazionali usano la propria influenza per aiutare la gente. Tutti apprezziamo le associazioni di volontariato quando assumono ex leader aziendali per aumentare la propria efficienza. E siamo tutti d’accordo nel concordare che il continuo unire e mischiare le attività “pro bono” con quelle lucrative sia una cosa positiva. E lo è. Fino a quando smette di esserlo.

610x.jpgIn India si sta scatenando una battaglia che porta questi due aspetti alla ribalta. La SKS Microfinance, un’organizzazione che si occupa di fornire piccoli prestiti agli abitanti dei villaggi delle aree più povere dell’India è appena stata quotata in borsa, raccogliendo 350 milioni di dollari attraverso la sua Offerta Pubblica Iniziale (OPI): mossa interessante, considerando che la SKS nasce come organizzazione No-Profit (hanno cambiato il modello societario nel 2005). Ma c’è di più: a seconda del successo che otterrà l’Offerta Pubblica questa mossa potrebbe spingere altre organizzazioni che forniscono micro finanziamenti a fare la stessa scelta.

Dal Marzo 2009, la SKS ha aperto, in India, più di 50 uffici per poter seguire meglio tutte le richieste. I micro-prestiti, generalmente, sono di cifre inferiori ai 200 dollari, una somma troppo piccola per essere presa in considerazione dalle banche tradizionali. Secondo l’azienda, la vendita di azioni contribuirà ad alimentarne la rapida crescita e la SKS potrà così aiutare ancora più gente bisognosa, della quale non c’è davvero penuria. Secondo la Associated Press, la richiesta di micro-prestiti, nel 2008, ha superato i fondi disponibili di 47 miliardi di dollari. Miliardi! Con questo genere di richieste, di certo nessuno può sollevare obiezioni in merito ai tentativi della SKS di raccogliere denaro per ridurre il divario…

Certo, come no.

unitus_20microcredit_20borrowers_1__iw81.jpgLa risposta all’Offerta Pubblica Iniziale della SKS è stata a dir poco graffiante: Muhammed Yunus, della Grameen Bank la ha addirittura paragonata all’usura. “Offrendo un’OPI” ha dichiarato alla Associated Press, “il messaggio che si manda agli acquirenti delle azioni è che ci sia un’eccitante opportunità di arricchirsi sulle spalle della povera gente”.

Già, ma che ne sa questo di come funziona l’industria del micro-finanziamento? Beh, in fondo è solo il tipo che ha vinto un Premio Nobel per aver, di fatto, avuto l’idea iniziale.

Ed, ovviamente, Yunus non ha tutti i torti: mentre l’OPI ha – con successo – raccolto fondi necessari, ha contemporaneamente fatto si che la SKS sia ora più responsabile nei confronti dei propri azionisti che in quelli della gente che sta cercando di aiutare. Azionisti, che, ovviamente, si aspetteranno ritorni significativi dal loro investimento e che, di conseguenza, potrebbe portare la SKS ad aumentare gli interessi sui propri prestiti, a evitare finanziamenti troppo rischiosi o  a mettere in atto politiche contrarie allo spirito del micro-finanziamento per poter garantire risultati agli investitori. Fondamentalmente, per mantenere felici i propri azionisti, la SKS potrebbe un giorno doversi comportare esattamente come il tipo di grossa banca che inizialmente si era prefissata di combattere.

imge988f15bzik6zj.jpegOccorre sottolineare che l’azienda gestita da Yunus, la  Grameen Bank, è nello stesso settore industriale della SKS e che le due aziende sono, almeno in alcuni aspetti, concorrenti. E mentre  il tasso di interesse del 18,5% della Grameen è molto inferiore a quello della SKS, che si aggira attorno al 28%, entrambe applicano tassi decisamente inferiori a quelli offerti dagli “strozzini” dei villaggi, che possono arrivare fino al 72%.

Una delle differenze tra le due società, invece, consiste nella compagine societaria che, nel caso della Grameen Bank è costituita per il oltre il 90% dai mutuatari stessi, mentre la maggioranza delle azioni della SKS è posseduta – e lo era anche prima dell’Offerta Pubblica – da capitale privato. E mentre questo può sembrare condannabile, è stata questa infusione di capitale che ha spinto l’espansione della SKS e le ha consentito di crescere in modo esponenziale e molto più rapidamente della Grameen, cosa che le ha permesso, dicono i sostenitori, di offrire più prestiti e, di conseguenza, aiutare più gente.

Ed è una posizione sostenibile, se si considera che la SKS porta oggi i suoi servizi in più di 90.000 villaggi indiani, aggiungiamoci che l’azienda, oggi, impiega oltre 21.000 persone, con stipendi comparabili a quelli delle banche commerciali: si può certamente sostenere che la SKS stia anche sostenendo l’economia nazionale attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro.

microfinance_1124.jpgSecondo Yunus la SKS sta puntando nella direzione sbagliata, tuttavia sembra anche che stiano facendo un sacco di cose positive: vedete dove la situazione diventa confusa? Prendete anche in considerazione le altre controversie legate all’Offerta Pubblica Iniziale e diventa davvero difficile decidere cosa sia giusto, poiché sia gli argomenti a favore che quelli contro sono molto persuasivi.

È un dibattito appassionante che di sicuro contribuirà a definire i contorni di questo settore della finanza e se si può sostenere che la SKS si stia solo arricchendo sulle spalle della povera gente, occorre anche riconoscere che, tra tutti quelli che lo stanno facendo, la SKS lo fa meglio.


Il sistema del micro-credito funziona veramente?
Caricato da LuisB

Approfondimento

Wikipedia: Il microcredito Powered by Virgilio Sapere

Documento: Over-indebtedness and Microfinance Constructing an Early Warning Index (documento formato pdf, lingua inglese). Fonte: Center for Microfinance – University of Zurich

Scritto: da Luis Batista



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Nuove controversie sui micro-finanziamenti in Indiaultima modifica: 2011-02-01T13:44:00+01:00da bellefotoblog
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