India: quanto costa l’amicizia con Washington?

subjpPREXY-articleLarge.jpgAl termine di una visita di tre giorni che, ai primi di novembre 2010, lo ha visto viaggiare da Bombay a Delhi, Barack Obama ha offerto all’India il suo sostegno per un seggio permanente al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Un regalo-sorpresa che implica nuove responsabilità per Delhi… e potrebbe rivelarsi – in certa maniera – ingombrante.

610x7.jpgL’annuncio, fatto all’ultima ora, diventerà certamente “l’etichetta Obama” in un paese in cui era atteso con molto scetticismo. “Posso dire oggi: nei prossimi anni, sarò lieto di far parte di un consiglio di sicurezza dell’ONU riformato, e che includa l’India come membro permanente” ha dichiarato il presidente statunitense di fronte al Parlamento indiano, ricevendo un forte, immediato, applauso da tutti i deputati.

Gli analisti indiani più esperti non avrebbero mai osato nemmeno sognare una tale promessa, tantomeno la classe politica. “Se Barack Obama pensa che le relazioni con l’India siano indispensabili, nel mondo del 21° secolo, allora occorre aprire le porte all’India nelle grandi istituzioni internazionali”, ha dichiarato alla stampa nazionale l’ex segretario agli affari esteri, Kanwal Sibal, prima dell’arrivo del presidente americano. Senza troppo crederci. Nirupama Rao che occupa attualmente il dicastero, si era mostrata anch’essa prudente, facendo notare quanto la questione fosse “complessa”.

Per la rifondazione del consiglio di sicurezza dell’ONU ci vorranno anni e quindi, per ora, il valore principale di questo “omaggio” è simbolica. Tuttavia questo non toglie alcun peso al “segnale forte” mandato dagli Stati Uniti: “Mai, prima, Washington si era spinta così lontano su questa questione”, sottolinea una fonte ufficiale.

Inoltre, per l’India, questa potrebbe rivelarsi una sorta di vittoria di Pirro. Quale sarà, infatti, il prezzo da pagare per entrare a far parte di questa istituzione, tanto ambita da Delhi?

610x5.jpgGli americani si aspettano, senza dubbio, che gli Indiani “votino bene”, in altre parole come desidera Washington, però questo potrebbe andare contro gli stessi interessi nazionali dell’India. La faccenda Iran, ad esempio: solo nel settore energetico, l’Iran è il secondo partner dell’India, sarà quindi necessario trovare un terreno d’intesa con questo paese. E anche se non è implicitamente necessario che le sanzioni americane diventino la base della politica indiana verso l’Iran, per il governo indiano l’argomento è molto sensibile: se l’India si allontanasse dall’Iran, sarebbe molto difficile poi riannodare i contatti con Teheran.

Barack Obama non ha avuto alcuna remora a farlo presente agli indiani: si aspetta da loro una condanna del regime dei generali in Birmania e, per quanto riguarda l’Iran, che scelgano chiaramente il loro campo. “La guerra fredda è ormai finita – si difende una fonte ufficiale indiana parlando alla stampa locale – non siamo obbligati a prendere le parti di un paese o di un altro. Abbiamo sempre sostenuto quanto l’Iran sia un paese importante per l’India: sono relazioni che non si possono abbandonare da un giorno all’altro. Quanto alla Birmania, poi, non possiamo dimenticare che sono i nostri vicini e se vogliamo essere rispettati sulla scena internazionale dobbiamo poter dire ciò che pensiamo e far valere i nostri interessi nazionali”.

Il sostegno di Obama a Delhi è anche una pietra “scomoda” nel giardino della Cina. De facto, Pechino si è sempre opposto a possibili compromessi tra India e Stati Uniti, ma la visita di Obama in India appare, oggi, come la manifestazione della volontà di Washington di controbilanciare l’influenza della Cina nella regione. “Il presidente Obama non è andato in India a perfezionare il suo yoga”, ironizza l’analista americano Thomas Friedman. Secondo lui, l’atteggiamento aggressivo della Cina può solo spingere l’America e l’India una nelle braccia dell’altra.

610x4.jpgE non è un caso se il presidente americano ha anche esortato l’India ad impegnarsi maggiormente nelle proprie politiche “orientali”, al fine di rafforzare la sua presenza nei paesi dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico) e di consolidare i suoi legami con il Giappone. E questo è esattamente quello su cui lavorano a Delhi da molti mesi: tutti questi paesi vedono nella Cina una minaccia potenziale.

Lodando i valori democratici indiani e sottolineando quanto siano vicini a quelli americani, Obama ha stigmatizzato, invece, il regime di Pechino: “Il progresso non deve obbligatoriamente essere realizzato a scapito della libertà”, ha ribadito nel suo discorso, aggiungendo, “L’India è riuscita a diventare una nazione moderna, non malgrado la sua storica democrazia, ma grazie ad essa”. E, alla fine, sottolinea: “Le nostre due costituzioni cominciano con le stesse parole: We, the people…”.

In sintesi:

Tramite il presidente Obama, il governo americano ha fatto tre regali al governo indiano:

– la proposta di un seggio di membro permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite;

– un accordo per la vendita di prodotti e il trasferimento di tecnologie sensibili (dual use);

– la condanna del Pakistan in relazione alle sue cellule terroristiche e la non ingerenza nel problema del Kashmir.

610x8.jpgQuesti doni si aggiungono a quelli già messi sul tavolo da Bush junior: Obama è stato generoso quanto il suo predecessore repubblicano. Bravo!

Chiaramente questi inattesi omaggi non giungono gratuitamente: gli Stati Uniti hanno realmente bisogno di un alleato forte, in Asia, per non scalfire la loro già potente influenza in quella parte del mondo. Il governo indiano, che ha richiesto a gran voce questi doni, dovrà sottostare alle regole del gioco americano, se vuole giocare nel campo dei grandi. E peggio per Iran, Cina e Pakistan, che guardano insoddisfatti…

Intervento del Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama e della First Lady Michelle Obama durante una riunione civica nella sede del Comune a Mumbai, India, durante il quale hanno risposto alle domande degli studenti.

Approfondimento

Wikipedia: Repubblica dell’India Powered by Virgilio Sapere

Documento: Fact sheet on the US-India Partnership on Open Government (document formato pdf, lingua inglese). Fonte: The White House

Scritto: da Luis Batista



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India: quanto costa l’amicizia con Washington?ultima modifica: 2010-11-23T16:43:00+01:00da bellefotoblog
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