Giappone la mitologia del futuro

124857298167216323865.jpgEra l’estate del 2009 quando gli abitanti di Tokio si sono mossi numerosi per andare ad ammirare, nel quartiere di Odaiba, un robot di 18 metri d’altezza che i responsabili della società Sunrise avevano installato con la benedizione del municipio.

Questo mecha (robot umanoide gigante), derivato dalla serie d’animazione Mobile Suit Gundam, di cui si celebrava allora il trentesimo anniversario, simbolizza da solo il rapporto particolare che i giapponesi hanno con la fantascienza e quanto questa sia parte integrante della loro vita quotidiana.

20091011161507.jpgAlcuni mesi più tardi, a circa 500 chilometri ad ovest della capitale, nella città portuale di Kobe è stato installato un altro robot gigante. Colpita da un sisma devastante nel gennaio del 1995, infatti, la città ha scelto di porsi sotto la simbolica “protezione” di Tetsujin 28-go (L’uomo di ferro n°28), eroe protagonista dell’omonimo manga (non tradotto in italiano) creato nel 1956 da Mitsuteru Yokoyama. La statua di metallo, alta anch’essa 18 metri, è stata installata con lo scopo di proteggere gli abitanti dalla disgrazia.

Il ruolo attribuito al primo robot gigante della storia dei manga in Giappone traduce perfettamente la latente “technofilia” dei giapponesi, coscienti della necessità di controllare le tecnologie in un paese che non dispone di alcuna materia prima.

Anche la distruzione atomica di Hiroshima e Nagasaki, nell’agosto del 1945, ha contribuito a questa presa di coscienza, cosa che spiega in parte il posto importante occupato dal nucleare nella letteratura, nel cinema e nei manga di fantascienza del dopo-guerra. In Godzilla (Gojira, 1954), di Ishiro Honda, primo film di una lunga serie, che mette in scena un mostro uscito dalle profondità dell’oceano per distruggere tutto sul suo passaggio, gli sceneggiatori hanno immaginato che il risveglio della bestia fosse legato alle prove nucleari condotte dagli Stati Uniti nell’oceano pacifico. Alcuni mesi prima delle riprese, un peschereccio nipponico era stato contaminato dopo una prova atmosferica americana. I giornali avevano allora parlato “di seconda atomizzazione dell’umanità”.

godzilla_3.jpgA meno di dieci anni di distanza dalla devastazione di Hiroshima e Nagasaki, i giapponesi erano ancora una volta vittime della tecnologia atomica americana! Ispirandosi a quest’affare per il suo film, Ishiro Honda ricordava ai suoi compatrioti che il loro paese restava vulnerabile e che la distruzione di Tokio da parte di Godzilla doveva segnare una nuova partenza per il paese, completamente liberato dal mostro (e dagli americani). Il Giappone poteva così riprendere in mano il proprio destino, poiché la soluzione al problema Godzilla era frutto delle ricerche condotte da uno scienziato nipponico, il dott. Serizawa.

Cinquantacinque anni dopo, Mamoru Hosoda segue lo stesso percorso con il suo film d’animazione Summer Wars, uscito nelle sale europee all’inizio dell’estate 2010.

Non si tratta più di affrontare la minaccia nucleare, ma di società in rete, della tendenza dei giapponesi a dipendere da un mondo virtuale che, da un giorno all’altro, può deragliare e la minaccia, ora è la distruzione, del paese, o del’intero pianeta. Questa volta, non è uno scienziato a salvare le sorti della nazione, ma un giovane uomo, con il concorso di una famiglia riunita attorno alla forte personalità e carisma di una nonna. I valori tradizionali di solidarietà diventano così la migliore arma contro il male.

IMG_2490.JPGIl messaggio è tanto più importante in un paese in cui i legami familiari si sono “dilatati” nel corso degli ultimi decenni. In “20th Century Boys”, manga di Naoki Urasawa (edizioni Panini) adattato in tre episodi al cinema, il Giappone cade sotto il giogo di Tomodachi (termine della lingua giapponese che significa “amico″), un uomo senza viso, che è riuscito ad impossessarsi del potere mettendo in atto quanto immaginato da una banda di bambini una trentina di anni prima. Solo l’amicizia ed il senso della famiglia permetteranno di mettere fine a questa maledizione.

Di fronte alla forza della natura, però, la fantascienza giapponese sembra incapace trovare soluzioni, come testimonia il manga A Spirit of the Sun (edizioni Tonkam) di Kaiji Kawaguchi, che ha anche dato luogo ad una serie d’animazione televisiva. Nel 2002, il Giappone subisce un cataclisma terribile: il paese viene tagliato in due e passa sotto il controllo di Cina e Stati Uniti. I personaggi della storia dovranno combattere per anni per riappropriarsi del loro destino. Chi salva la nazione e il destino non è più il robot, ma sono gli uomini stessi. La fantascienza torna ad essere “terrena”, mostrando a quelli che la leggono (i giovani in particolare) che occorre soprattutto contare sulle proprie forze per costruire il proprio futuro.

Ciò non impedisce ai giapponesi di continuare a dedicare un culto ai robot giganti, che, sia pur in modo simbolico, offrono riassicurazioni di fronte ad un futuro sempre più incerto.


Summer Wars di Mamoru Hosoda
Caricato da LuisB

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Wikipedia: Manga Powered by Virgilio Sapere

Scritto: da LuisB



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Giappone la mitologia del futuroultima modifica: 2010-11-02T20:57:00+01:00da bellefotoblog
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