Giacarta, una capitale sul bordo dell’apoplessia

go2.9.wordpress.com.jpgTutti gli specialisti di urbanistica lo dicono all’unisono: nel 2014, Giacarta, la capitale dell’Indonesia, sarà completamente congestionata, paralizzata dal traffico.

Si circolerà, allora, soltanto alla velocità di un pedone. Tanto più che l’incompetenza degli elementi del governo centrale, l’indecisione e – spesso – l’imperizia dei dirigenti locali, la corsa al profitto facile e veloce e l’economia sotterranea, rendono improbabile che la metropolitana, la monorotaia, le vie sopraelevate e “il doppio track” (circolazione a doppia carreggiata, di cui una riservata ad autobus e taxi), possano essere funzionanti, anche solo a basso regime, entro il 2014. Al momento, in città si circola a una velocità media di 20 chilometri all’ora per otto/dieci ore al giorno, tanto che gli abitanti della capitale passano il 60% del loro tempo attivo nella circolazione. Giacarta non è più una città dove è piacevole abitare, lavorare, fare affari, divertirsi ne, tantomeno, tessere reti sociali e culturali.

go2.10.wordpress.com.jpgVolendo individuare il vero nocciolo del problema, tuttavia, si può affermare che le cause alle origini di quest’ingorgo dantesco sono molteplici:

– Il numero dei veicoli in circolazione, cresciuto molto più velocemente di quanto abbiano fatto le infrastrutture (strade, autostrade, ferrovie). Il centro della polizia stradale che gestisce il traffico di Giacarta ha registrato che nel 2009 più di 2 milioni di automobili private, 859.692 autobus pubblici e 7,5 milioni di moto abbiano circolato quotidianamente nella sola zona urbana interna della città.

– Il deplorevole stato dei mezzi pubblici, che, oltre a non essere né comodi né sicuri, sono incapaci di assorbire in modo adeguato il crescente flusso di passeggeri. Come conseguenza le moto sono diventate il mezzo di trasporto alternativo dei cittadini, tuttavia le strade di Giacarta non sono state progettate per la circolazione di veicoli a due ruote e questo crea altre difficoltà.

– La pianificazione urbana, completamente caotica ed irrazionale.

– L’assenza totale di un sistema di regolazione dei flussi di circolazione, in particolare una segnaletica intelligente.

– La comparsa di “dittatori del volante”, automobilisti indisciplinati ed arroganti che, con insolenza, tagliano la strada a tutti. Così che le strade di Giacarta si sono trasformate in un terreno di confronti e conflitti, causando innumerevoli vittime sia tra gli automobilisti che tra i pedoni.

go2.19.wordpress.com.jpgStrade sopraelevate sono in costruzione sopra le più importanti arterie di circolazione della capitale, così com’è in costruzione l’autostrada che collegherà Giacarta e “Bodetabek” (diminutivo delle quattro città satelliti: Bogor, Depok, Tangerang e Bekasi). Tuttavia nessuna rete stradale urbana, per quanto vasta sia, può assorbire il traffico se tutti i cittadini circolano con i propri veicoli privati: più strade si costruiscono, più aumentano i veicoli nel flusso, poiché la città – con il suo enorme potenziale economico – è un’immensa attrattiva per molti.

Alla luce di queste osservazioni, purtroppo, sembra proprio che non ci sia soluzione ai mostruosi ingorghi di Giacarta. In realtà, la vera causa del problema è altrove.

La colpa non è imputabile né al sistema di trasporto, né alla polizia, né agli agenti addetti alla circolazione. Tantomeno ai conducenti.

La colpa è dell’incapacità umana a superare il divario tra città e villaggio, e dello squilibrio nello sviluppo economico tra l’ovest e l’est dell’Indonesia, in particolare tra Java e le altre isole. Squilibrio che non è nuovo: già nel 1975, le province dell’ovest dell’Indonesia (KBI) producevano l’84,6% del Prodotto interno lordo (Pil), e solo l’isola di Java il 46,7%. L’isola rappresenta solo il 9% della superficie dell’arcipelago, tuttavia vi abita il 63,2% della popolazione. Più di trenta anni più tardi, la supremazia di Java è ancora più ovvia, con il 57,9% del Pil concentrato principalmente a Giacarta, a Java-Est e a Java-Occidentale. Nel 2008, ad esempio, il settore agricolo ha visto una crescita del 4,8%, ben inferiore a quella del settore dei trasporti e delle comunicazioni, di quello delle energie e dell’acqua o del settore finanziario. Il settore agricolo impiega il 43% della popolazione attiva del paese, però contribuisce soltanto al 14,4% del PIL e, di conseguenza, le campagne diventano sempre più povere.

go2.,11wordpress.com.jpgNel 2010, il 64,23% degli indonesiani poveri vivono nelle campagne, contro il 63,35% del 2009. Sono le città, e la loro prosperità, ad attirare milioni di persone istruite, originarie delle zone rurali ma che da queste vogliono fuggire: la corsa al progresso economico, quindi, non solo non sostiene una più equa distribuzione delle ricchezze sul territorio nazionale, anzi, al contrario, contribuisce alla concentrazione delle stesse nelle aree urbane e alla conseguente, insostenibile, sovrappopolazione delle stesse.

Questa è la vera causa degli ingorghi di Giacarta.

Approfondimento


Traffico a Giacarta: caos a due ruote
Caricato da LuisB.

Wikipedia: Giacarta Powered by Virgilio Sapere

Scritto: da LuisB



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Giacarta, una capitale sul bordo dell’apoplessiaultima modifica: 2010-10-12T16:50:00+02:00da bellefotoblog
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