In India, le soffitte sono piene, ma i poveri hanno fame

610x2.jpgL’India crolla sotto le riserve di cereali. Riso, grano ed altre materie prime marciscono all’aperto, a causa della mancanza di luoghi di immagazzinaggio adeguati. Queste riserve create e gestite dal governo indiano per fare fronte alla possibile diminuzione della produzione agricola, ad esempio in caso di siccità o di inondazioni, sono anche quelli destinati ai più bisognosi e sono venduti a prezzi sovvenzionati.

wheat_godown_20100920.jpgMa il sistema di distribuzione è minato dalla burocrazia e dalla corruzione: oltre 60 milioni di tonnellate immagazzinate – ovvero il triplo delle riserve necessarie, ammuffiscono in fatiscenti depositi o sotto teloni di plastica all’aperto, e, secondo il quotidiano Hindustan Times, oltre 11 milioni di tonnellate sarebbero già state distrutte dal monsone.

Questa negligenza è stata equiparata “ad un genocidio”, secondo gli esperti nominati dalla Corte suprema di giustizia, che, lo scorso 31 agosto, ha ordinato al governo centrale di distribuire gratuitamente riso e altri cereali ai cittadini più poveri, piuttosto che vederli distrutti dai ratti.

Dalla rivoluzione verde degli anni 1970, la produzione agricola indiana non cessa di aumentare, senza, tuttavia, portare alcun beneficio a quelli che hanno la pancia vuota. Nel paese, la metà dei bambini sotto i 5 anni soffre di perenne malnutrizione e la crescita economica di quest’ultimo decennio non ha avuto alcun effetto migliorativo sulla situazione: tra il 1999 e il 2006 il tasso di malnutrizione non è diminuito per nulla.

La situazione dell’India, undicesima potenza economica mondiale, si presenta peggiore di quella presente nell’Africa subsahariana, aggravata dal fatto che il paese continua ad arricchirsi e non conosce né guerra civile né crisi politica. L’immagine di una nazione dalle pance vuote e dalle soffitte ripiene di grano suscita la rabbia nel paese.

INDIA_WORLD_POVERTY_100278f.jpg“Perché il governo non ha intaccato le riserve lo scorso anno quando la maggior parte del paese soffriva per la siccità e l’inflazione sui prezzi dei prodotti alimentari sfiorava il 20%?” chiede pubblicamente l’economista Himanshu in un articolo pubblicato nel quotidiano indiano Mint, e prosegue “E perché continuare ad aumentare le riserve mentre quelle già in magazzino marciscono nei capannoni?”

Oltre alle difficoltà di gestione delle riserve e del loro immagazzinaggio, è il sistema di distribuzione pubblica – difettoso e corrotto – a creare problemi. Secondo una relazione pubblicata nel 2008 da esperti incaricati dalla Corte suprema, i centri di distribuzione sono aperti in media soltanto due a tre giorni al mese. E sono rari gli indiani che possono permettersi di acquistare, in una sola volta, i 25 o 30 kg di riso o di grano al quale hanno diritto ogni mese. Il loro salario gli consente appena di vivere giorno per giorno. La relazione sottolinea che “molti, tra la popolazione, soprattutto fra i più vulnerabili, non riescono ad approfittare dei programmi d’aiuto alimentare del governo, o non sono coperti in modo adeguato”.

È più facile approfittare delle razioni alimentari riservate ai poveri quando si è ricchi: le tessere annonarie falsificate si comprano direttamente, alla luce del giorno, da funzionari corrotti. Secondo un controllo effettuato dal Commissariato al Piano nel 2005, solo il 42% delle derrate sovvenzionate raggiunge quelli che soffrono di malnutrizione: quelli che vivono sotto la soglia di povertà utilizzano, a volte, le loro tessere annonarie per contrarre prestiti. Le usano come pegno verso gli usurai o verso i proprietari dei depositi di razionamento, per sposare i loro bambini o rimborsare altri debiti.

Le carte gialle – quelle destinate ai più poveri – valgono oro poiché permettono di rivendere sul mercato cereali acquistati a soli 4 o 5 centesimi d’euro al chilo. E la corruzione e i costi di gestione assorbono tra il 40% e il 70% del budget assegnato ogni anno al sistema di distribuzione pubblica.

Ma come riformare il sistema?

img_24081.jpgDopo avere instaurato il diritto all’informazione e in seguito il diritto all’istruzione, il governo prepara una nuova legge che garantisce a ciascuno il diritto all’alimentazione. Nel 1971, il primo ministro Indira Gandhi si era fatto eleggere grazie allo slogan “Eliminare la povertà”. Trentotto anni dopo, il partito del congresso diretto da Sonia Gandhi, nuora di Indira Gandhi, ha vinto le elezioni su una promessa simile, quella “della crescita condivisa”. Nel frattempo, però, l’India si è arricchita ma conta sempre 651 milioni di poveri, secondo le stime della Banca asiatica di sviluppo.

Il movimento “Campagna per il diritto all’alimentazione” raccomanda l’accesso alle derrate alimentari di base, sovvenzionate dal governo, a tutti gli abitanti del paese. La “contabilità dei poveri”, in India, è, infatti, soggetta a numerose polemiche che riguardano, in particolare, i criteri di selezione utilizzati e la mancanza di affidabilità delle liste, spesso manipolate. Secondo un censimento effettuato negli anni 2005 e 2006, solo il 56% delle famiglie che vive sotto la soglia di povertà è risultato indicizzato come tale dal governo. Non ultimo, una famiglia può affondare nella povertà da un giorno all’altro, in caso di catastrofe naturale o se uno dei suoi membri muore o si ammala.

child.jpg“Per quelli che hanno fame, il sistema di distribuzione pubblico universale servirà da salvagente, per gli altri, sarà una forma d’aiuto finanziario e di sicurezza sociale” spiega l’economista Jean Drèze, membro del movimento “Campagna per il diritto all’alimentazione”. Ma questa riforma rischia di costare caro: più di 17 miliardi di euro secondo Drèze. Sarà pronto, il paese, a dedicare l’1,5% del suo Prodotto interno lordo (Pil) alla lotta contro la fame? Il progetto di legge del governo dovrebbe essere rivelato entro quest’inverno.

Approfondimento

Video: Nel villaggio di Jarad, in una remota zona dell’India dell’est, Surendra Karmali vive assieme alla sua famiglia, che include il suo piccolo nipotino. Ma, mentre vista così la sua vita può sembrare un’immagine felice. la realtà è ben diversa. Senza cibo, Surendra e altri 20 contadini del suo piccolo villaggio (che conta circa 300 famiglie) hanno minacciato di commettere un suicidio di massa.


Il villaggio indiano che preferisce il suicidio alla fame
Caricato da LuisB

Wikipedia: India Powered by Virgilio Sapere

Documento: Nutrition in India: Facts and Interpretations (Jean Drèze – Angus Deaton). Fonte: Economic and Political Weekly, 14 February 2009.

Scritto: da LuisB



La cultura dell’Asia e dell’area del Pacifico, le loro tradizioni, la politica e l’economia del quadrante, la loro arte, la loro storia e la loro filosofia ti affascinano e sei sempre alla ricerca di informazioni o di chiarimenti? Su Virgilio Genio trovi le risposte migliori e le persone più esperte per risolvere i tuoi quesiti.


Codice QR dell’articolo: In India, le soffitte sono piene, ma i poveri hanno fame.

qrcode

QR Code Generator / Info, Supporto & FAQ





Disclaimer

Asia Focus non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7 marzo 2001 e nella fattispecie non è sottoposto agli obblighi previsti dalla legge n° 47 dell’8 febbraio 1948.

L’autore del blog non è responsabile del contenuto dei commenti ai post, né del contenuto dei siti ad esso collegati.

Alcune, immagini e materiale multimediale in genere inseriti in questo blog sono tratti da internet e, pertanto, considerati di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, si prega di comunicarlo via e-mail e saranno immediatamente rimossi.

 

In India, le soffitte sono piene, ma i poveri hanno fameultima modifica: 2010-10-05T00:05:00+02:00da bellefotoblog
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento