Nel Sud-est asiatico mancano gli scienziati

DWF15-286837.jpgInnovazioni nelle tecniche d’irrigazione, riscaldamento termico, epidemie di influenza, ricerca sulla risicoltura, malattie rare, biocarburanti… Non mancano certo le sfide agli scienziati del Sud-est asiatico e allora perché sono così pochi i giovani che scelgono questa carriera?

In occasione dei miei viaggi nella regione, ho incontrato scienziati dalle opinioni molto diverse, che, tuttavia, tendevano ad accordarsi su una cosa: uno dei problemi più diffusi è di ordine finanziario. In Cambogia, ad esempio, Chan Roath, direttore del dipartimento ricerca al ministero dell’istruzione, mi spiegò che lo stipendio di un funzionario ricercatore non copriva neppure le sue spese di base: “Gli stipendi che offre il governo non bastano a fare vivere una famiglia e di conseguenza la maggior parte dei ricercatori è obbligata ad un secondo lavoro per arrivare a fine mese”.

DWF15-1102926.jpgPer la maggior parte degli scienziati cambogiani, anche per lo stesso Chan Roath, questa seconda occupazione consiste generalmente nell’insegnare la propria materia in una delle tante scuole private recentemente aperte a Phnom Penh. Altri lavorano come consulenti.

Nelle Filippine, anche se gli scienziati se la cavano meglio, finanziariamente, dei loro omologhi cambogiani, la professione scientifica viene trascurata a favore di carriere più lucrative in altri settori professionali e lo stesso accade in Malesia. La maggior parte degli studenti più brillanti preferisce trovare un’occupazione nel settore privato piuttosto che proseguire i propri studi con un dottorato. Tuttavia la questione dei salari degli scienziati è soltanto uno degli aspetti del problema: infatti, mancano anche le risorse tecnologiche. In Cambogia, la penuria è tale che gli studenti dell’Università Reale di Phnom Penh (RUPP) si devono accontentare solamente di un apprendistato teorico, poiché il budget permette di far funzionare solamente un laboratorio per dipartimento scientifico.

42-24320055.jpgNell’arcipelago filippino, famoso per la mobilità dei suoi abitanti, la fuga dei cervelli è un problema costante ed il governo è oramai cosciente della necessità di creare un ambiente più congeniale per gli scienziati per aiutarli a rimanere nel paese. Esistono, del resto, molti programmi che inducono gli scienziati filippini che si sono fatti una fama all’estero, a ritornare nel loro paese per condividere la loro esperienza e così formare le nuove generazioni locali.

Iniziative per attirare i ricercatori migliori.

42-22894999.jpgMa, come si producono dei buoni scienziati? In Tailandia, questa è la domanda che si pone Sakarindr Bhumiratana, presidente dell’agenzia nazionale per lo sviluppo della scienza e della tecnologia (NSTDA). I tailandesi sono più dotati per le arti e la poesia, che non per le scienze e la ricerca, spiega, “Una delle cause è che non investiamo sufficientemente nelle infrastrutture scientifiche e tecnologiche e la popolazione non ne è abbastanza a conoscenza. Dobbiamo lavorare su questo.” Inoltre l’assenza di un governo centrale forte, in questi ultimi anni – a causa dei recenti disordini politici – non ha contribuito a far progredire la causa scientifica. Ma Sakarindr Bhumiratana è almeno contento di una cosa: i fondi dedicati alla ricerca (circa 0,26% del PIL) sono rimasti costanti in questo ultimo decennio.

A Singapore, invece, si punta agli investimenti in ricerca e sviluppo e la città-Stato è in testa alla lista dei “top spender” in questo settore. Dotato di poche ricchezze naturali e non potendo fornire manodopera economica, questo piccolo paese ha capito presto e bene che la sua competitività a livello mondiale poteva basarsi su innovazione e ricerca. Risultato: il governo ha assegnato più di 13 miliardi di dollari singaporesi (circa 7 miliardi di euro) allo sviluppo dei settori scientifico e tecnologico per il periodo 2006-2010 e le spese in ricerca e sviluppo hanno rappresentato, nel 2007, il 2,6% del PIL. Biopolis e Fusionopolis, due complessi di ricerca integrati, concepiti per favorire gli scambi tra gli scienziati di diverse discipline, illustrano perfettamente la filosofia di questo paese.

image003.jpgA Biopolis, ci si occupa di biologia, mentre gli scienziati di Fusionopolis si interessano alle scienze fisiche e della materia, cosi come alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. I due complessi combinano centri di ricerca e zone di svago: bar, ristoranti e spazi verdi. Quest’ambiente è concepito per permettere agli scienziati di rilassarsi e di incontrarsi, con l’obbiettivo di favorire la nascita di idee originali e transdisciplinari. I responsabili di questi complessi, così, sperano di attirare i migliori scienziati del mondo a Singapore e di contribuire così al suo sviluppo.

Approfondimento

Documento: Investment Incentives and FDI in Selected ASEAN Countries Fonte: OCDE (file formato pdf in lingua inglese)

Scritto: da LuisB



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Nel Sud-est asiatico mancano gli scienziatiultima modifica: 2010-09-07T00:05:00+02:00da bellefotoblog
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