Il genocidio in Cambogia: un verdetto contro l’oblio

IH102113.jpgLe persone – ma ancora di più i mass media – hanno la memoria breve…

Se avesse avuto anche solo la funzione di impedire la cancellazione degli eventi storici, il processo che si è appena concluso in Cambogia sarebbe dovuto essere un evento mediatico globale: sette anni dopo aver costituito uno speciale tribunale “misto”, composto per metà di cambogiani e per metà di membri ONU, un primo verdetto è stato emesso lunedì 26 luglio 2010 nei confronti di un responsabile khmer rosso.

Phien-toa-xu-cuu-lanh-dao-Khmer-Do-tam-khep-Khong-the-xin-loi-270579-1.jpgCapo della prigione di Tuol Sleng (più nota come Prigione di Sicurezza S-21 a Phnom Penh, la capitale cambogiana) dal 1975 al 1979, Kang Kek Iew, detto “camerata Duch”, è stato condannato a trentacinque anni di prigione per “omicidio, tortura e crimini contro l’umanità”.

Sono almeno 12.000 le persone torturate e poi giustiziate in questa vecchia scuola trasformata in prigione e purtroppo quest’unico verdetto non racconta tutto l’orrore che furono quei quattro anni.

Al cuore di questi processi – altri tre capi khmer rossi devono ancora essere giudicati – una delle più distruttive e sanguinose pagine della storia di questo paese e del mondo intero. Dal 1975 al 1979, infatti, il regime khmer rosso, in nome della “purificazione della società cambogiana” ha eliminato circa un quarto della popolazione. Più di un milione e settecento mila persone sono morte: giustiziate, torturate, uccise dalla fame, eliminate attraverso l’esaurimento fisico in campagne trasformate in campi di lavori forzati, che altro non erano che veri e propri “campi di morte”.

0000206240-008.jpgPrima dei Khmer Rossi, in Cambogia, le minoranze etniche costituivano il 15 per cento della popolazione. Dei 400.000 vietnamiti che si trovavano nel paese prima del 1975, circa 320.000 erano stati espulsi dal precedente regime di Lon Nol – che aveva portato a termine un colpo di stato militare sottraendo il trono al principe Norodom Sihanouk – e quando Pol Pot e suoi Khmer Rossi presero potere, la popolazione di origine vietnamita, circa 100.000 unità fu rimpatriata entro il dicembre 1975. La comunità cinese (circa 425.000 unità nel 1975) fu ridotta nei successivi quattro anni a circa 200.000.

Le regole dei Khmer Rossi prevedevano che sarebbe stato arrestato, torturato e poi giustiziato chiunque fosse sospettato di appartenere a queste diverse categorie di “presunti nemici”:

–      Chiunque avesse connessioni con il governo precedente o con governi stranieri.

–      Professionisti e intellettuali – in pratica, tutti coloro con una formazione scolastica e/o culturale, addirittura i portatori di occhiali – cosa che, secondo il regime, equivaleva ad essere alfabetizzati. (Ironicamente – e ipocritamente – Pol Pot stesso era laureato, con un gusto per la letteratura francese, oltre che un fluente  oratore in francese. Molti artisti, tra cui musicisti, scrittori e cineasti furono giustiziati.

–      Le minoranze etniche (vietnamita, cinese, thailandese ed altri piccole enclave che vivevano nelle zone montagnose) e le minoranze religiose (i cristiani cambogiani, la maggior parte dei quali erano cattolici, i musulmani e i monaci buddisti).

–      I “sabotatori economici”. Di quest’accusa furono accusati molti degli ex abitanti delle città (quantomeno quelli che non erano morti per fame e stenti) in virtù della loro scarsa capacità di lavoro nei campi.

pol-pot2.jpgIl genocidio fu interrotto solo negli ultimi giorni di questo regime folle, il cui leader, Saloth Sar – più noto con il nome di Pol Pot e talvolta descritto come “l’Hitler della Cambogia” e “un tiranno genocida” – perseguiva l’ideale di creare un comunismo rurale idilliaco, una società senza classi, una collettività totale.

Si discuterà ancora a lungo sulle responsabilità degli uni e degli altri in questa storia di orrori. Si discuterà della “brutalizzazione” della Cambogia da parte dell’esercito americano, che estese a questo piccolo paese la guerra in cui era allora coinvolto nel confinante Vietnam, così come del sostegno incondizionato che la Cina maoïsta concesse fino alla fine ai khmer rossi, nel silenzio “della grande coscienza” dell’epoca, accecata dall’odio per l’America o dall’incondizionata sottomissione agli “ideali del partito” pro-comunista o pro-cinese.

Quelli che volevano “sapere”, ovviamente, sapevano, informati dai rari resoconti, in particolare quelli forniti dai religiosi sfollati nei campi profughi oltre frontiera in Tailandia o in Laos: sono pochi quelli che scelsero di osservare di persona, inclusa la classe giornalistica. Indubbiamente pazzo, il regime dei khmer rossi, tuttavia malgrado la palese follia non gli mancarono mai molteplici sostegni: espliciti, impliciti, attivi, passivi…

È tutto questo che ha nutrito e sostenuto il processo “Duch”, impedendo che si attenuasse il ricordo di uno dei più grandi drammi del ventesimo secolo. E la sua funzione non è stata soltanto pedagogica: i superstiti, all’udienza, hanno ribadito soprattutto quanto fosse importante che fosse fatta giustizia. Giustizia per i morti, per le vittime della tortura, ma soprattutto per la Cambogia.

42-16376191.jpgAncora solo un anno fa, i testi scolastici di questo piccolo paese non menzionavano nemmeno il periodo khmer rosso: per aiutare a preservare il passato e per dare un futuro migliore alle nuove generazioni di cambogiani – e perche no, al mondo intero – la ex prigione del terrore, Tuol Sleng, ospita oggi il Museo del Genocidio.

Ex soldato khmer rosso e dirigente chiave del Kanakpak Pracheachon Kâmpuchéa, (KPK, Partito Popolare Cambogiano), l’attuale primo ministro, Hun Sen, non ha fatto nulla per facilitare il compito del tribunale, evocando a scusa la fragilità della società cambogiana ed il forte rischio conseguente di un “guerra civile”.

Ma nessuno chiede al tribunale di accelerare la propria missione: l’importante è che si arrivi fino alla fine di questo lavoro e che si ottengano memoria e giustizia.


Prigione di Tuol Sleng (S21) – Cambogia
Caricato da LuisB

Approfondimento

Wikipedia: Regno della Cambogia Powered by Virgilio Sapere

Scritto: da LuisB



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Il genocidio in Cambogia: un verdetto contro l’oblioultima modifica: 2010-08-04T23:38:00+02:00da bellefotoblog
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