Sua maestà l’elefante bianco, venerato da tutti

6E-wAe2sT-jYEw3R.jpgDalla Cina all’India, la maestà del pachiderma, Re del continente asiatico, viene universalmente riconosciuta, a volte con un miscuglio d’incredulità e di timore.

In nessun altro luogo questi grandi animali sono venerati come nella penisola indocinese, in particolare in Tailandia, nel Myanmar (l’ex Birmania) e nel Laos: uno dei più vecchi documenti di questa regione, un testo cinese che data al V° secolo, parla del re di Funan (al sud del Vietnam) e dice che: “Si sposta a dorso di elefante”.

gajah_putih_.jpgNel palazzo del vecchio regno di Pyu (Myanmar, dal 200 al 700 d.C.), le cronache dell’epoca dei Tang raccontano di “un maestoso e potente elefante bianco di 30 metri di altezza″ dinanzi al quale le parti in battaglia, e persino il re, si prostravano. Le prime rappresentazioni del popolo tailandese scolpite ad Angkor (Cambogia) rappresentano un grande mammifero ornato per la guerra che accompagnava le truppe. Lan Xang è stato il primo nome del Regno del Laos durante il governo del suo primo monarca, Re Fa Ngum ed era conosciuto anche come “il regno di milioni di elefanti”.

Persino i Re, durante il loro pellegrinaggio al tempio di Wat Phra Kaew – conosciuto anche come il tempio del “Buddha di smeraldo″ che si trova all’interno del complesso del Gran Palazzo di Bangkok e per giungere al quale era necessario un percorso mistico che andava da Muang Chiang Rai a Bangkok, passando per Muang Lampang, Chiang Mai, Luang Prabang e Vientiane – viaggiavano sempre a dorso di superbi e potenti elefanti.

“Un significato così profondo da evocare la ricerca del Graal dei cavalieri″.

4043a1.jpgIn tempo di pace, grazie alle loro dimensioni e alla loro forza, gli elefanti hanno da sempre fornito un aiuto inestimabile per i compiti più faticosi, in particolare nei trasporti e nei lavori pubblici: il loro utilizzo per muovere e trasportare i tronchi di teck, ad esempio, è proseguito fino a non molto tempo fa.

In tempo di guerra, invece, essi rappresentavano allo stesso tempo un’arma imbattibile ed un emblema di sovranità, una sorta di miscuglio tra un carro armato e una bandiera nazionale. Non solo l’animale stesso poteva causare danni terribili, ma poteva trasportare molti arcieri e lancieri armati, o, addirittura, persino un piccolo cannone.

I sovrani andavano in combattimento a dorso di elefante e, in alcune occasioni, si affrontavano direttamente, arrampicati su questi animali. Nel 1424, due fratelli, i principi di Ayuthia (Tailandia), si disputarono il trono in questo modo, rimanendo entrambi uccisi nel combattimento. Nel 1593, in occasione di un altro confronto famoso, re Naresuan il Grande (Sanphet II) della Dinastia Sukhothai (Tailandia) si trovò faccia a faccia con il suo amico d’infanzia, il principe de Toungoo (Birmania), nella battaglia di Nong Saray (Suphan Buri). La leggenda Thai racconta che, cantando odi marziali all’orecchio della sua cavalcatura, Naresuan batté il principe birmano, respinse l’invasione e salvò il suo paese.

Per gli abitanti del sud-est asiatico, i rarissimi elefanti bianchi rappresentano ancora oggi un simbolo particolarmente importante. Come osserva Rita Ringis in “Elephants of Thailand in Myth, Art and Reality”, questi animali in realtà non sono bianchi, ma “di un colore strano”, che solo un occhio esperto riesce a distinguere dai loro “cugini” ordinari. Tuttavia, l’origine della credenza che essi abbiano poteri magici e che debbano condividere con il re stesso, gli onori dovuti alle divinità – incluso il diritto ad essere protetti dal sole da un ombrellino bianco – si perde nella notte dei tempi.

La grande pagoda Shwedagon, ufficialmente Shwedagon Zedi Daw, a Rangoon, è stata scelta – secondo la leggenda – come luogo di riposo dall’elefante bianco che trasportava una reliquia del Buddha (uno dei suoi denti).

135110IMG_1783.jpgE persino oggi, secondo la maggioranza dei tailandesi, non può essere affatto un caso, che Re Bhumibol,Adulyade, il cui regno vanta una lunghezza eccezionale e corrisponde ad un’era senza precedenti di pace e di prosperità, sia anche il sovrano che, di tutta la storia della Tailandia, possiede il maggior numero di pachidermi bianchi. E se oggi tali racconti possono stupire, occorre ricordare, come nota lo storico G.E. Harvey, che l’elefante bianco ha rivestito per queste culture, “un profondo significato spirituale, paragonabile alla ricerca del Graal per i cavalieri della tavola rotonda″.

E se da una parte, i pachidermi hanno contribuito a consolidare regni indipendenti, dei quali alcuni si sono evoluti fino a diventare gli stati sovrani che conosciamo oggi come Tailandia, Myanmar, Laos e Cambogia, da un altro lato questa “ossessione” condivisa, che si riflette non solo nei racconti e nelle leggende, ma anche nelle opere artistiche, rivela un profondo patrimonio culturale comune, che gli abitanti della penisola indocinese potrebbero sfruttare nella loro attuale ricerca di unità regionale.


I sacri elefanti di Buddha

Approfondimento

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L’autore delle fotografie è il freelance tailandese Mr. Pookie

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Scritto: da LuisB



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Sua maestà l’elefante bianco, venerato da tuttiultima modifica: 2010-07-27T14:08:00+02:00da bellefotoblog
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