Nessun segno positivo di riconciliazione in Sri Lanka

sri-lanka-civil-war-2009-5-20-5-21-29.jpgNon ha perso tempo il presidente singalese Mahinda Rajapaksa a consolidare i 17 punti percentuali che gli hanno conferito la vittoria elettorale e ha fatto arrestare il suo principale oppositore, il generale Sarath Fonseka.

Fonseka è stato tratto in arresto lo scorso 8 febbraio 2010, con l’accusa di aver complottato per assassinare il presidente Rajapaska ed assumere il controllo del governo. Di seguito, 14 ufficiali anziani delle forze militari sono stati obbligati a rassegnare le dimissioni, accusati di cospirare con il generale e circa 40 tra membri dell’esercito, in servizio e non, sono stati arrestati – di questi circa la metà è stata rilasciata.

sri 2.jpgUn portavoce del governo, Keheliya Rabukwalla, ha detto ai giornalisti che il crimine di cui è accusato il generale Fonseka è quello di essersi dedicato all’opposizione politica prima del proprio pensionamento. Rabukwalla ha dichiarato che mentre era ancora un membro del Concilio di Sicurezza nazionale lo scorso anno, il Generale Fonseka “aveva molti contatti ed intratteneva molti affari con diversi vertici di altri partiti politici, che stavano lavorando contro il governo – e questo equivale a tradimento, entro certi limiti”.

E per sostenere ulteriormente la posizione del governo, il ministro della difesa, Gotabhaya Rajapaksa, che è anche il fratello minore dell’attuale presidente, ha incontrato i giornalisti del The Straits Times. Nell’intervista ha imputato al generale Fonseka una serie di accuse, tra cui anche quelle di aver commesso crimini di guerra durante l’offensiva militare finale lo scorso maggio, di avere detenuto a lungo civili Tamil in campi di prigionia dopo la fine della guerra e di aver ucciso dei giornalisti singalesi. Infine Gotabhaya Rajapaksa ha anche accusato gli Stati Uniti e altri governi “occidentali”, tra cui la Norvegia, di aver sostenuto la campagna di Fonseka.

mahinda-rajapaksa-2009-5-18-16-51-39.jpgLa maggioranza singalese ha votato per il presidente Rajapaksa – cui viene dato il credito di aver messo fine alla guerra civile tra le forze del governo e le “Tigri per la Liberazione del Tamil Eelam (LTTE)” – e sembra compiacentemente voltare lo sguardo in riferimento alla progressiva erosione delle libertà civili sotto la sua guida. Con l’immagine di “architetto del trionfo sulle Tigri” appiccicata addosso, Rajapaksa, ha ricevuto grandi lodi dal clero buddista singalese, che lo ha proclamato “Glorioso governatore universale dei singalesi”. Tale iperbolica definizione sottolinea il divario enorme che ancora separa le etnie singalese e tamil.

I Tamil, in Sri Lanka, hanno indubbiamente seri motivi di lamentarsi. Favoriti dagli amministratori coloniali inglesi per gli alti livelli di scolarizzazione e per le abilità linguistiche, hanno così provocato il risentimento dei cingalesi da oltre mezzo secolo. Nel 1956 il primo ministro Solomon Bandaranaike, decise di adottare come unica lingua nazionale il singalese e di dare prominenza, come religione, al buddismo, praticato dalla maggioranza dei singalesi.

Si sperava che un governo a maggioranza singalese a Colombo avrebbe colto l’opportunità di estendere una mano generosa verso i Tamil, quantomeno per assicurarsi una pace duratura, tuttavia l’azione vagamente paranoide del presidente Rajapaska di imprigionare gli opponenti sconfitti – seppur della stessa etnia singalese – parrebbero indicare che egli non sia nella posizione di mettere in atto tentativi riconciliatori.

Partendo dalla sconfitta e dalla conseguente detenzione del generale Fonseka, il presidente ha sciolto il parlamento, indicendo nuove elezioni parlamentari per l’8 aprile prossimo, due mesi in anticipo rispetto al programma. In questo modo Rajapaksa spera di sfruttare al massimo il suo recente successo elettorale e di trasformarlo in una robusta vittoria per la propria “Alleanza per la Libertà del Popolo Unito” nel ramo legislativo della nazione.

3.610x.jpgLa detenzione del generale Fonseka ha ovviamente limitato il suo accesso agli alleati politici all’interno dell’opposizione, che è già di per se una strana amalgama che include Tamil e il partito di sinistra JVP (Janatha Vimukthi Peramuna – Fronte Liberazione Popolare). Senza il contatto e la gestione di un leader unificatore l’alleanza appare destinata a disgregarsi nelle prossime settimane.

Il governo, quindi, sembra ben avviato a raggiungere il proclamato obiettivo una una maggioranza di 2/3 nelle prossime elezioni generali, ed una maggioranza di tali proporzioni consentirebbe a Rajapaksa, di far passare a proprio piacimento qualsiasi cambiamento costituzionale, senza la necessità del sostegno dei partiti di opposizione, inclusi quelli che rappresentano la maggioranza delle minoranze etniche.

Ulteriori cattive notizie, quindi, per la minoranza Tamil, già stanca delle misure repressive messe in atto nella società civile. La capitale storica e culturale Tamil, Jaffna, è stata pesantemente danneggiata dalle forze militari singalesi e necessita di essere ricostruita, mentre le famiglie Tamil cercano di ritrovare una parvenza di vita normale – dopo mesi nei campi di detenzione approntati dopo la fine dei combattimenti la scorsa primavera – senza poter nemmeno contare sulla soddisfazione delle proprie necessità basilari. Tuttavia pare che ben poca attenzione verrà data a questi problemi.

E il governo teme anche che le “Tigri per la Liberazione del Tamil Eelam (LTTE)” si riorganizzino e si riuniscano nuovamente. La ONG “International Crisis Group (ICG)” che ha base in Belgio, non vede questo come uno scenario possibile, sostenendo, invece, che la grande diaspora Tamil potrebbe mettere a rischio i tentativi di riconciliazione. In un rapporto rilasciato lo scorso martedì intitolato “la diaspora dei Tamil di Sri Lanka dopo la LTTE” la ICG dichiara che i Tamil espatriati continuano a supportare la creazione di uno stato separato e che il loro denaro può garantire il ruolo degli stessi nel futuro della nazione. Tuttavia non vi è – di fatto – alcun sostegno, interno o internazionale a supporto della costituzione dello stato Tamil Eelam separato da Sri Lanka che la diaspora vorrebbe veder realizzato.

srilanka-4-a-tamil-eelam-flag-is-seen-as-tamils-demonstrate-on-a-downtown-street-to-protest-against-the-political-turmoil-in-sri-lanka-in-toronto_55.jpgIl rapporto della ICG prosegue sottolineando che il profondo impegno verso la causa Tamil Eelam da parte degli espatriati Tamil ha allargato il divario tra coloro i quali hanno lasciato la nazione e quelli che invece sono rimasti in Sri Lanka, che sono oggi meno interessati alla costituzione di un nuovo stato e più alla ricostruzione delle loro vite distrutte. La IGC ritiene che fino a quando la diaspora non si allontana dalla propria ideologia separatista e pro-LTTE non sarà in grado di giocare un ruolo utile per appoggiare una pace giusta e sostenibile nell’isola.

Per iniziare il processo di riconciliazione nazionale e mettere in atto istituzioni democratiche funzionanti, il governo singalese deve prestare attenzione alle legittime lamentele che sono alla base del conflitto etnico. Questo assicurerebbe che la pace attuale divenga duratura e conferirebbe ai Tamil il diritto ed il privilegio di partecipare al processo di sviluppo politico.

Sfortunatamente per lo Sri Lanka, c’è molto poco nelle recenti azioni del presidente Rajapaksa che possa suggerire, anche lontanamente, una parvenza di stabilità, figurarsi una riconciliazione… il presidente sembra trovare maggior godimento nel perseguire i suoi nemici che nel promuovere l’unità nazionale.


Approfondimento

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Scritto: da LuisB



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Nessun segno positivo di riconciliazione in Sri Lankaultima modifica: 2010-03-16T00:00:00+01:00da bellefotoblog
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