Sul perché gli Stati Uniti e i loro alleati dovrebbero lasciare l’Afganistan

20091112T140643Z_818541329_GM1E5BC1OXP01_RTRMADP_3_AFGHANISTAN.jpgQuanto tempo ci vorrà ancora ai dirigenti occidentali per capire che fare la guerra in Afganistan rappresenta il peggior modo per contrastare il terrorismo islamico?

Quando prenderanno atto che l’intervento militare degli Stati Uniti e della NATO nel paese dei talebani non fa altro che peggiorare la minaccia da cui vogliono proteggersi?

Quante migliaia di morti inutili e quanti miliardi di dollari sprecati saranno ancora necessari perché si rendano conto che questa guerra altro non fa che nutrire l’islamismo reazionario?

Italian+Troops+Take+Part+Changing+Command+pSUerDS_QrXl.jpgE tuttavia, negli Stati Uniti come in Europa, il dibattito pubblico attorno all’operazione lanciata oltre otto anni fa continua ad essere principalmente incentrato sul modo in cui la stessa viene condotta, piuttosto che sulla sua ragion d’essere.

Uno dei principali problemi è il profondo solco d’incomprensione e di sospetto che si è creato tra il mondo occidentale ed il mondo musulmano, un solco nel quale “l’erba cattiva” del terrorismo viene concimata e rafforzata dall’irrefrenabile interventismo occidentale. In tale contesto, quindi, è assurdo pensare che la lotta contro il radicalismo islamico in Afganistan possa essere condotta con successo da eserciti occidentali.

Sapere se gli Stati Uniti e la NATO hanno o no la possibilità di vincere questa guerra è una domanda che non si pone in termini militari. La realtà è che il fatto di dover combattere – nel loro stesso paese – contro un esercito di “infedeli” stranieri conferisce ai combattenti della jihad un’aura di virtù e di coraggio anche agli occhi dei milioni di musulmani che non condividono il loro estremismo religioso. E “i danni collaterali” inevitabilmente inflitti alle popolazioni civili dalle forze occidentali altro non possono fare se non peggiorare la loro immagine di nemici e di aggressori.

3508804446_582de959b9_b.jpgUna buona parte dell’ambiente politico che ruota attorno al presidente Hamid Karzaï è più vicina ai combattenti islamici che non agli occidentali che li combattono, così come una buona parte dei soldati e dei poliziotti afgani che gli occidentali formano, armano e pagano, sceglieranno, un giorno, di combattere al fianco dei loro fratelli musulmani.

Gli americani ed i loro alleati della NATO invocano l’orrore dell’11 settembre per giustificare la prosecuzione “della guerra contro il terrorismo” in Afganistan. E se fu comprensibile, all’epoca, che per vendicare i loro circa 3.000 morti gli Stati Uniti lanciassero una risposta fulminante, anche al prezzo di sbavature, contro il regime talebano ed i terroristi di Al-Qaida, oggi questo semplicemente non ha più senso.

Non ha più senso rimanere arenati, otto anni più tardi e con forze incessantemente crescenti, in un paese palesemente incontrollabile e che è già per metà ricaduto nelle mani dei ribelli. L’elezione di Barack Obama non ha cambiato nulla nella posizione degli Stati Uniti, che continuano a comportarsi come se il terrorismo islamico sia diretto contro di loro e che sembrano continuare a credere che, per proteggersi da questo pericolo, l’unica soluzione sia quella di prendere il controllo del paese da cui è partito l’attacco.

L’ossessione occidentale

afghanistan9.jpgMa nulla di tutto ciò è vero. Il terrorismo islamico è prima di tutto un problema interno al mondo musulmano: è la manifestazione la più aspra di movimenti islamisti integralisti e nazionalisti a gradi diversi, il cui obiettivo comune è quello di imporre alle loro rispettive società l’interpretazione più rigorosa della legge coranica assieme a quello di lottare contro i regimi che se ne allontanano, imitando le società occidentali. Quest’islamismo radicale se la prende con il mondo occidentale – anche attraverso il terrorismo – in modo proporzionale al modo in cui quest’ultimo interviene con tutto il suo peso culturale, economico e soprattutto militare negli affari del mondo musulmano.

L’ossessione occidentale della guerra contro il terrorismo tende a fare dimenticare che, dalla distruzione del World Trade Center, gli attentati islamici nei paesi dell’alleanza atlantica si sono contati sulle dita di una mano, mentre sono stati numerosi nei paesi musulmani. Dal 2001 le vittime del terrorismo islamico sono state cento volte più numerose nei paesi musulmani che non in quelli occidentali: basterebbe considerare soltanto quelle causate dai reciproci attentati tra sciiti e sunniti.

4364368075_035f1770f7_b.jpgTutti i paesi musulmani, a gradi diversi, sono scossi da tensioni che provengono dai movimenti integralisti, ciò nonostante è solo l’occidente che si è “preso la briga” di andare a combattere il più estremista ed il più visibile di questi movimenti in Afganistan.

Se in questi ultimi anni gli Stati Uniti e i loro alleati si sono preservati dai danni del terrorismo islamico è perché tutti hanno utilizzato mezzi meno rovinosi, meno mortali, e più efficaci della guerra in Afganistan. Numerosi tentativi di attentato sono stati sventati, – e continuano ad esserlo – grazie a misure di sicurezza rafforzate, grazie ad un efficace scambio di informazioni tra servizi di intelligence, grazie ad una sorveglianza assidua dei sospetti. Non è certo necessario essere esperti in terrorismo islamico per capire che la maggior parte di questi tentativi siano opera di individui o di gruppi autonomi che sognano la “jihad” ma che poco se non nulla hanno a che fare con Al-Qaida, anche se di questo si vantano.

Ma allora perché, in queste condizioni e con queste premesse, i paesi della NATO continuano a sprofondare nella palude di una guerra senza soluzione in Afganistan?

4342694569_3fac6bc438_b.jpgC’è più del trauma dell’11 settembre in quest’ostinazione: dopo la necessità di vendetta istintiva del popolo americano nel 2001, il vecchio istinto missionario dell’uomo bianco ha preso il sopravvento. Gli occidentali sono talmente impregnati della loro immagine di superiorità e della loro missione civilizzatrice da riuscire a comprendere (o anche solo ad immaginare) che i loro interventi, soprattutto quelli armati, siano vissuti come aggressioni dalle popolazioni che li subiscono. E, ai loro occhi, quelli che resistono a questi “aggressioni” sono dei terroristi.

Il presidente Obama, nonostante la multiculturalità delle sue origini, non è sfuggito più di George W. Bush al bisogno americano di porsi come il gendarme del mondo. Prima ancora di essere stato eletto, aveva proclamato che gli interessi vitali degli Stati Uniti erano impegnati in Afganistan. E ricevendo il premio Nobel della pace ha ribadito che “proseguirà fino alla vittoria la guerra giusta” contro il terrorismo.

Purtroppo la sola, vera ed unica ragione che trattiene l’occidente in Afganistan, è che ci è intrappolato.

Scritto: da LuisB




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Sul perché gli Stati Uniti e i loro alleati dovrebbero lasciare l’Afganistanultima modifica: 2010-02-16T00:05:00+01:00da bellefotoblog
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