La Cina o il Pakistan? Il dilemma dell’India per una guerra su due fronti

42-22917080.jpgLa dichiarazione del capo dell’esercito indiano, il Generale Deepak Kapoor’s, durante il seminario di dottrina militare dell’Army Training Command alla fine di dicembre 2009 riguardo alla necessità dell’esercito indiano di prepararsi ad una “guerra su due fronti” ha sollevato un vero e proprio vespaio. Il ministro degli esteri pachistano Shah Mehmood Qureshi ha definito la dichiarazione “irresponsabile”. Il portavoce ufficiale del Pakistan ha detto che un’affermazione del genere tradisce un intento ostile, oltre ad un atteggiamento mentale egemonico e sciovinistico che è fuori dalla realtà nei tempi attuali: “Nessuno dovrebbe sottostimare la nostra capacità e la nostra determinazione a sventare qualsiasi scellerato progetto che vada contro la sicurezza del Pakistan”.

Anche i media pachistani sono impazziti e di fatto se ci sono state manifestazioni di sciovinismo sono state proprio messe in atto dai media del paese. La giornalista pachistana Ayesha Siddiqa l’8 gennaio 2010 ha scritto “affrontare militarmente due stati confinanti e assicurarsi una tregua alle proprie condizioni è il sogno di Nuova Delhi.” Un altro commentatore ha scritto: “Vantandosi di possedere la capacità di affrontare simultaneamente sia la Cina che il Pakistan, il Generale Kapoor pone l’India in una situazione che, seppur altamente desiderabile dalla prospettiva indiana, semplicemente appartiene al reame dell’impossibilità.” L’unica risposta ragionevole è stata affidata ad Ayaz Amir, che su The News dell’8 gennaio 2010 scrive: “che cosa ha detto il Generale Kapoor, veramente, per farci così arrabbiare?… In fondo il Generale Kapoor, è al comando dell’esercito indiano, non di quello pachistano… e il Generale Ashfaq Pervaiz Kayani si sottrarrebbe alle proprie responsabilità se sotto alla sua supervisione la Direzione delle Operazioni Militari ignorasse la possibilità per l’esercito del Pakistan di poter essere impegnato simultaneamente sul fronte orientale e su quello occidentale.”

jf90fn.jpgSull’altro fronte, malgrado la Cina non abbia reagito formalmente, è già da qualche tempo che gli analisti cinesi esprimono le loro preoccupazioni sullo “spostamento” dell’atteggiamento militare dell’India, passato da difensivo a “attivo ed aggressivo”. Hao Ding, analista presso l’accademia Cinese per le Scienze Militari, ha scritto sul quotidiano filo-governativo China Youth Daily del 27 novembre 2009: “dal punto di vista delle linee guida strategiche, l’India è passata ad una linea di “difesa attiva ed aggressiva”, allontanandosi dalla posizione precedente di “difesa passiva”… In tema di schieramenti strategici, l’India ha optato per una strategia che prevede la stabilizzazione del fronte occidentale ed il rafforzamento di quello settentrionale, così come il porre uguale enfasi sia sul combattimento a terra che su quello via mare, in contrasto con la precedente attenzione posta unicamente sulla guerra terrestre.”

Aldilà delle reazioni di Pakistan e Cina, ogni singolo ufficiale nelle forze armate indiane è convinto che, se ci fosse un nuovo conflitto, Cina e Pakistan finirebbero per colludere tra loro e che quindi sia fondamentale per l’India essere pronta a sostenere una guerra su due fronti. Anche se, di fatto, nessuno vuole una guerra, è per tutti chiaro come il sole che se si dovesse scatenare un nuovo conflitto, entrambi questi avversari agirebbero in concerto. E le motivazioni che sostengono questa convinzione sono palesi, così come lo stretto legame collusivo di scambi hardware-nucleare-missilistico-militare in essere tra le due nazioni si pone come una grande sfida strategica per l’India.

JF-17_Thunder_02.jpgÈ risaputo che la Cina abbia fornito assistenza diretta al Pakistan per il suo programma di armamento nucleare, inclusi progetti di testate nucleari e abbastanza HEU (uranio altamente arricchito) per almeno due bombe nucleari. E sono altrettanto note l’assistenza fornita e il trasferimento di tecnologia “dual-use” e di materiali per lo sviluppo di armi nucleari. La Cina ha aiutato il Pakistan a costruire un reattore segreto per produrre plutonio “weapon-grade” (cioè contenente almeno il 90% di isotopo 239) nell’impianto nucleare di Chashma; ha trasferito missili balistici M-9 e M-11 con capacità nucleare e ha facilitato il trasferimento dei missili balistici Taepo Dong e No Dong dalla Corea del Nord al Pakistan. E non ultimo la Cina ed il Pakistan hanno sviluppato insieme un aereo da guerra -il JF-17 Thunder/FC-1 Fierce,- un carro armato da battaglia – Al Khalid – oltre a diverso altro hardware militare come missili anticarro.

La Cina ha “garantito l’integrità territoriale del Pakistan” e, nelle parole dei leader delle due nazioni, la loro amicizia è “più alta delle montagne e più profonda degli oceani.” Come parte della sua strategia “a filo di perle” nell’Oceano Indiano, la Cina ha costruito un porto per il Pakistan a Gwadar, sulla costa del Makran, porto che potrebbe essere trasformato in una base navale per i mezzi cinesi con uno sforzo minimo. La Cina è chiaramente impegnata in uno strategico accerchiamento dell’India.

Durante le due guerre tra India e Pakistan, nel 1965 e nel 1971, la Cina mise in atto alcune minacciose manovre militari in Tibet, a supporto del Pakistan ed è da sottolineare che, durante il conflitto Kargil nel 1999, è stato riportato che consulenti militari cinesi fossero presenti a Skardu, nel Kashmir occupato dal Pakistan.

Sia la Cina che l’India hanno fallito nel trovare una soluzione soddisfacente alle loro dispute territoriali e di confine dalla guerra combattuta tra le due nel 1962 (Guerra sino-indiana) e malgrado 14 cicli di trattative tra interlocutori politici e innumerevoli incontri del Joint Working Group.

Persino l’attuale, contestato, confine, che prende il nome di “Line of Chinese Actual Control” (“LCAC”) non è stato chiaramente demarcato sulle mappe militari e sul territorio a causa dell’intransigenza cinese. Gli scontri tra pattuglie sono comuni e uno scontro armato potrebbe innescarsi in qualsiasi momento e se non fosse contenuto rapidamente, uno scontro del genere potrebbe condurre ad un nuova guerra di confine. Ultimamente, mentre la stabilità ha il sopravvento a livello strategico, la Cina ha manifestato una marcata aggressività politica, diplomatica e militare a livello tattico. Questo crea ansia riguardo alle future intenzioni dei cinesi.

Indian+Army-Madras+regiment.jpegE quindi gli analisti indiani sono giunti alla conclusione che in un eventuale prossimo conflitto sino-indiano il Pakistan porterebbe con tutta probabilità il proprio sostegno militare alla Cina. E viceversa. Mentre la capacità di sostenere un conflitto su due fronti possa essere al momento solo un’aspirazione per l’India, riconoscere la necessità di prepararsi ad una tale eventualità sarà alla base delle future strategie, della dottrina militare e delle forze di combattimento indiane.

E se il budget allocato alla difesa non può sostenere la spesa che sarebbe necessaria per prepararsi ad uno scenario “su due fronti”, la diplomazia Indiana deve assicurarsi che le forze armate del paese non debbano mai trovarsi di fronte a due avversari militari contemporaneamente. E se il ministro degli affari esteri non è in grado di assicurare una tale garanzia, l’India dovrebbe cercare alleanze militari, nonostante che chi prende le decisioni politiche, nel paese, non apprezza molto l’idea e che mantenere le distanze dalle alleanze militari sia un elemento chiave della politica estera indiana: la politica estera e la politica di sicurezza nazionale di un paese devono riflettere le condizioni strategiche prevalenti.

Scritto: da LuisB





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La Cina o il Pakistan? Il dilemma dell’India per una guerra su due frontiultima modifica: 2010-02-09T00:05:00+01:00da bellefotoblog
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