Yemen: dalla repressione antiterrorista alla repressione antidemocratica

42-22399488.jpgNel 2010, Ali Abdullah Saleh celebrerà i suoi trentadue anni a capo dello stato yemenita. Dal 1990, con l’unificazione del paese, il suo potere si è esteso anche alle province del Sud, che, dopo la partenza delle truppe britanniche, nel 1967, si erano raccolte nella “Repubblica democratica e popolare dello Yemen” governata da un regime socialista e sostenuta dall’URSS.

20090614_075254.jpgLa costituzione di un unico stato, adottata in seguito al referendum del 1991, stipulava il multipartitismo, organizzava un sistema elettorale ed affermava il pluralismo della stampa, così che, in contrasto con i suoi vicini, lo Yemen, sola repubblica nella penisola arabica, vedeva fiorire una vita sociale e politica ricca della diversità delle sue peculiarità regionali, delle sue differenti tradizioni storiche e delle diverse influenze ideologiche che spaziavano dal marxismo all’islamismo, nelle loro numerose varianti. Questo grazie alla necessità di coesistenza dei due vecchi (ed unici) partiti, il Congresso Popolare Generale al Nord ed il Partito Socialista al Sud, che condivisero il potere tra il 1990 ed il 1994, ma anche a causa della potenza del partito islamista “Raccolta yemenita per la riforma”, che ha a lungo affiancato il regime di Saleh.

Dal 2000, anche in seguito all’attentato contro la nave da guerra americana USS Cole nel porto di Aden, i mass media del mondo intero hanno cominciato a prestare attenzione allo Yemen, soprattutto in virtù dei legami che uniscono indissolubilmente il paese ad Al-Qaida e forse trascurandone altri aspetti. L’ascendenza yemenita della famiglia Ben Laden (originaria del Hadramaout), la nazionalità yemenita di numerosi prigionieri di Guantanamo e gli attentati successivi contro turisti ed ambasciate occidentali in questo paese hanno rafforzato l’opinione che lo Yemen, accanto a Somalia, Afganistan ed alle zone tribali del Pakistan, siano un forte punto di riferimento per l’organizzazione terrorista più temuta al mondo. Gli esperti di intelligence sono ora obbligati a valutare, dinanzi all’evidenza delle prove fotografiche, il serio potenziale di pericolo del “mostro” la cui ombra, oggi, si estende tra il golfo di Aden e la frontiera saudi-yemenita.

42-24131856.jpgIl regime di Sanaa ha colto l’occasione della “lotta contro il terrorismo” per reprimere, in modo violento, tutte le sue opposizioni: la ribellione zaydita nel Nord, come il movimento separatista del Sud (la cui frangia importante condanna il ricorso alla lotta armata), ma anche tutte quelle parti dell’opposizione o dei “militanti della società civile” che lottano contro la corruzione, il perbenismo generalizzato, la restrizione dello spazio democratico, le reclusioni arbitrarie e i danni alla libertà della stampa. E queste violazioni alla democrazia sono sempre più numerose perché aumentano con il crescere della minaccia di Al-Qaida e, di conseguenza, con esse aumenta l’impunità internazionale del regime.

Ultimo esempio: il giornale Al-Ayyam, cui è stato imposto il divieto di pubblicazione dal maggio 2009 (e che condivide questa sorte con altri giornali), un quotidiano indipendente, di proprietà e diretto da Hicham Bachrahil – il cui padre è stato il primo sindaco di Aden all’epoca britannica – che era diventato la principale tribuna delle rivendicazioni degli abitanti del Sud, senza peraltro prendere parte con la fazione separatista e presentandosi semplicemente come “la voce dei senza-voce” a livello nazionale. Chiuso dopo l’ottenuta indipendenza dello Yemen del Sud, è riapparso ad Aden nel 1990.

42-17274306.jpgDal 2001, era uno dei quotidiani più diffusi in tutto il paese, con una tiratura giornaliera di sessantaquattro mila copie, di cui un terzo distribuite ad Aden. Oltre ad aver subito numerosi processi, il proprietario del giornale è anche stato vittima di molti e violenti tentativi d’intimidazione. L’ultimo, in data, è stato l’attacco, il 4 e il 5 gennaio 2010, della sua casa ad Aden, che ha causato molte vittime, sia fra gli assalitori, che appartengono al servizio di sicurezza del regime, che fra le guardie della casa e in seguito al quale Bachrahil e suo figlio Hani sono stati imprigionati. Questo nuovo esempio della repressione violenta che il regime di Saleh scatena contro i propri pacifici oppositori ben dimostra come quest’ultimo sia intenzionato a “restringere” ancora di più quel poco di vita democratica che l’ombra di Bin Laden e l’indifferenza internazionale non sono ancora riuscite a soffocare.



Scritto: da LuisB





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Yemen: dalla repressione antiterrorista alla repressione antidemocraticaultima modifica: 2010-01-19T12:38:00+01:00da bellefotoblog
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